Laura Paoletti – ‘Kentron’. Oltre il luogo comune

(Editoriale di Paradoxa 1/2026) Si farà o no un nuovo partito di centro? E che fisionomia avrà o potrebbe avere? Chi abbia avuto occasione anche solo di sfogliare «Paradoxa», sa che non è la sede più adatta per cercare risposte prêt-à-porter. Non sorprenderà, quindi, se cominciamo con un passo indietro, lungo quasi vent’anni. Questo fascicolo si colloca nel solco di un progetto complessivo di ripensamento della topografia del politico, che costituisce uno degli assi programmatici strutturali della rivista: un ripensamento che ha assunto spesso il carattere della decostruzione di luoghi comuni. Dopo aver provato a far emergere simmetrie non scontate tra Sinistra e destra. Allo specchio («Paradoxa», 3/2008), ci si è chiesti se dietro l’uso incontrollato di un termine icona della cultura di sinistra quale ‘democrazia’ possa nascondersi qualche tendenza di fatto antidemocratica (Quelli che… la democrazia, 2/2011); e se, viceversa, veramente la sinistra possa permettersi di lasciare al fronte opposto la qualifica di ‘liberale’ (Liberali, davvero!, 1/2012). Più recentemente, a un simile lavoro di revisione critica sono state sottoposte anche le Parole della destra (1/2022). Ora è la volta del centro. I luoghi comuni, anche in questo caso, abbondano: il centro è compromesso, opportunismo, equilibrismo, convergenze parallele, palude, e

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Paradoxa, Anno XX – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2026

Copertina Paradoxa 1/2026

Palla al centro. Identikit del partito che (ancora) non c’è a cura di Leonardo Becchetti e Flavio Felice Si farà o no un nuovo partito di centro? E che fisionomia avrà o potrebbe avere? Le analisi qui presentate convergono almeno su un aspetto: il centro non è un luogo o una collocazione, ma un’operazione, una «sintesi», un «metodo», una «chiave di lettura», una «postura», una «cultura», una «prassi». Lo sforzo, da parte di tutti gli autori è quello di profilare l’identità centrista con contenuti il più possibile nitidi, tra i quali emergono senz’altro: personalismo, europeismo, principio di sussidiarietà, ispirazione cristiana, salvaguardia delle istituzioni e dell’interazione con i corpi intermedi (contro la disintermediazione), opzione in favore della complessità di contro a soluzioni semplificatorie e polarizzanti.  

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2025

L’etica pubblica ma non solo a cura di Gianfranco Pasquino Il fascicolo affronta la questione di quel divorzio tra morale e politica che, più o meno legittimamente, si è soliti far risalire alla teorizzazione machiavelliana dell’autonomia del politico e, più in generale, critica la fiacchezza della sensibilità media per la cosa pubblica e per le istituzioni. Posto, però, che l’etica debba riflettersi nella politica, quale etica? Quale tra i modelli dominanti – etica deontologica, etica delle virtù, etica dei valori, consequenzialismo – si presta meglio a essere ‘tradotto’ nei termini della politica, a irrobustirne il tessuto di relazioni e istituzioni? Che l’utilitarismo sia la prospettiva cui ci si riferisce con più naturalezza nel dibattito pubblico, non vuol dire affatto che sia scontatamente la più idonea.    

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Laura Paoletti – QUALCOSA E’ CAMBIATO

(Editoriale di Paradoxa 4/2024) L’operazione, in tre mosse, è audace. Muovere dal risultato dell’ultima competizione elettorale nazionale, attribuirgli la funzione di marcare una discontinuità significativa rispetto al pregresso e proporsi di valutarne l’impatto sul sistema politico italiano può sembrare sproporzionato, come il gesto di chi sbaglia ordine di grandezza e pretende di misurare in chilometri una distanza subatomica. A ben guardare, però, oltre che audace l’operazione è in un certo senso inevitabile, perché già di fatto imposta da un dibattito pubblico che non esita a definire storici, anzi epocali, eventi a stento trattenuti dalla memoria corta dei quotidiani, per non dire di quella cortissima dei social; un dibattito che, per esempio, ha accompagnato l’entrata in carica dell’attuale governo con allarmi, non sempre composti, sul rischio di un ritorno in forze del fascismo. Meglio, allora, accettare la sfida e provare sul serio, cioè con gli strumenti analitici giusti e con tutte le cautele del caso, a collocare su una scala più ampia la fase politica in corso, resistendo, per un verso, al riflesso condizionato di leggere tutto quel che (non) accade in Italia all’insegna del motto gattopardesco e tentando di cogliere, per altro verso, tra le tante microvariazioni contingenti qualche scricchiolio

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Paradoxa, Anno XVIII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2024

Paradoxa 4/2024 copertina

Il sistema politico italiano. Stato di salute a cura di Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi Al di là di una apparente stabilità, il sistema politico italiano si sta radicalmente trasformando, in parte per volontà dell’attuale governo in carica e in parte per un processo di inerzia rispetto a cambiamenti che avvengono nella società o nel contesto più ampio delle relazioni internazionali. Le componenti del sistema italiano (il regime, le autorità, la comunità) sono messe apertamente in discussione dal governo Meloni, con l’obiettivo di dare vita a una nuova Repubblica.  

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Paradoxa, Anno XVIII – Numero 3 – Luglio/Settembre 2024

Paradoxa 3/2024 copertina

Virtù e limiti del pluralismo a cura di Dino Cofrancesco ‘Pluralismo’ è uno di quei termini che illuminano le menti e riscaldano i cuori. A ben guardare, però, è un concetto ‘instabile’, come gli isotopi radioattivi. Tende cioè a trasformarsi in elementi diversi da quello di partenza, innescando tensioni – non sempre feconde – con i concetti con cui entra in contatto: è in rapporto strettissimo con il liberalismo o la democrazia, ma non coincide né con l’uno né con l’altra; somiglia moltissimo al multiculturalismo, al relativismo, allo scetticismo, ma sarebbe semplicistico e pericoloso confonderlo con essi. Pagina dopo pagina, una variegata fenomenologia dei campi d’applicazione del pluralismo – dalla teoria politica a quella sociale, dalla bioetica alla storia – rende via via più acuta la domanda sulla curiosa struttura interna di questa categoria, irrinunciabile ma votata a tragici cortocircuiti.  

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Emidio Diodato – L’ILLUSIONE DI ESSERE FUORI DAL GLOBO

Un’Ucraina isolata dall’Occidente e sempre più politicamente subordinata alla Russia incoraggerebbe la scelta sconsiderata della Russia a favore del suo passato imperiale Zbigniew Brzezinski, Strategic Vision (Basic Book: New York, 2012, p. 150) (Estratto da Paradoxa 2/2023) È opinione diffusa che la guerra in Ucraina stia trasformando gli equilibri geopolitici. Più vago è cosa si debba intendere con equilibri geopolitici. Le teorie geopolitiche hanno avuto presa nelle dittature del primo Novecento e oggi trovano largo consenso solo nei circoli intellettuali dei regimi autoritari, come la Russia. Gli studi di geopolitica critica, tuttavia, mostrano che qualcosa che possiamo considerare geopolitico è sotteso anche alle visioni strategiche dei decisori politici o dei loro principali consiglieri nei regimi democratici, a partire dagli Stati Uniti. In un lungo telegramma inviato da Mosca nel 1946, il giovane diplomatico statunitense George F. Kennan scriveva che il governo di Washington avrebbe dovuto contenere l’espansionismo sovietico senza concessioni. La sua visione si basava sulla convinzione che non ci potesse essere un modus vivendi con l’Unione Sovietica a causa del fanatismo di una forza politica, il partito di Stalin, che poteva disporre «delle energie di uno dei più grandi popoli del mondo e delle risorse del più ricco territorio

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Seminario: La comunicazione al posto della politica

Roma, 9 aprile 2021, ore 15:30-17:00 Fondazione Internazionale Nova Spes, piazza Adriana 15 Seminario a partire da Paradoxa 3/2020, La comunicazione al posto della politica. Seminario in formula “mista”, con relatori in parte in presenza e in collegamento. Sono intervenuti: Eugenio Gaudio, Laura Paoletti, Mario Morcellini, Luigi Di Gregorio e Antonio Preiti; In collegamento: Lucia Annunziata, Ugo Intini, Francesco Giorgino, Gianni Cuperlo, Marzia Antenore e Francesca Rizzuto.

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Mario Morcellini – LA COMUNICAZIONE AL POSTO DELLA POLITICA. L’IMPATTO DEI MEDIA E DELLE RETI DIGITALI

(estratto da Paradoxa 3/2020) Premessa Il monografico si interroga su un trend ormai evidente ai ricercatori ma che occorre affrontare in termini sistematici, aprendo il dibattito non solo alle comunità scientifiche: è in corso da tempo un processo tutt’altro che graduale di sostituzione della politica con la comunicazione in tutte le sue declinazioni. Ad una lunga fase storica in cui i media si ponevano in un atteggiamento di narrazione e mediazione di temi e discorsi politici, si è avvicendata una stagione in cui essi finiscono per surrogare la politica, divenendo così la piattaforma vincente di interazione con la domanda ‘dal basso’ e con gli stessi pubblici. Si ha così la riprova di quanto sia più centrale che mai, nell’esperienza sociale degli uomini moderni, la dimensione simbolica e in particolare quella virtuale: diventa sempre più il terreno privilegiato di conflitto nel mercato dell’influenza e nell’economia dell’attenzione. Gli aspetti maggiormente critici dipendono in buona misura dalla difficoltà di aprire gli occhi sull’accelerazione quasi compulsiva dei processi in atto. È così che il gruppo di autori e studiosi di diverse generazioni e pertinenze scientifiche ha messo a fuoco nel presente numero caratteristiche e indicatori di questo prorompente fenomeno, senza trascurare le criticità che

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