Laura Paoletti – Europa: lo spazio di un paradosso
(Editoriale di Paradoxa 2/2026) «In un senso spirituale rientrano nell’Europa i dominions inglesi, gli Stati Uniti, ecc., […] ma non gli zingari che per l’Europa continuano a vagabondare». Con queste parole, pronunciate in occasione di una conferenza tenuta a Vienna nel 1935, Edmund Husserl offre una soluzione al problema dell’identità europea, al prezzo di quel che oggi definiremmo uno sfrenato eurocentrismo. L’Europa non è un’espressione geografica, ma un fatto dello spirito: è il luogo ideale del progressivo dispiegarsi della ragione, che, destatasi in Grecia, ha poi continuato a guidare l’umanità europea verso il telos di una vita integralmente conforme ai più alti ideali razionali. Ne consegue che all’Europa appartiene chi condivide il movimento di questa «sorprendente teleologia»: i popoli lontani delle colonie, che non saranno mai abbastanza grati per la concessione di questa inclusione spirituale, sì; gli zingari, che pur si muovono nei confini geografici europei, ma il cui vagabondaggio è l’emblema stesso della mancanza di un telos, no. Non c’è bisogno di esplicitare i motivi per cui questa impostazione appare oggi non solo improponibile, ma persino impronunciabile. Il punto però è un altro: ci siamo, nel frattempo, lasciati alle spalle oltre alla soluzione anche il problema che Husserl provava
