Laura Paoletti – LA SCIENZA DEL FUTURO

(Editoriale di Paradoxa 2/2021) Questa riflessione sul ‘dopo’ conclude idealmente il percorso – dettato dalle cose stesse più che pianificato ex ante – avviato con la denuncia della tendenza contemporanea alla rimozione del passato («Paradoxa» 4, 2020) e proseguito con l’analisi del presente come transizione verso un’epoca nuova («Paradoxa» 1, 2021). Lo spartiacque rispetto al quale gli autori provano a disegnare un futuro è il fatto della pandemia. Come accade di fronte ad ogni fatto storico al quale si intenda riconoscere il carattere di ‘evento’, cioè di marcatore di una discontinuità significativa, c’è da chiedersi se la pandemia si limiti ad acuire processi già in atto o se introduca elementi non preventivabili rispetto al pregresso, che configurano un paradigma effettivamente nuovo. Non che le due possibilità necessariamente si escludano; e quel che si ricava dal complesso dei contributi qui raccolti è che forse è troppo presto per affacciarsi sulla seconda ipotesi, mentre è sicuramente possibile rintracciare robuste e interessanti evidenze a conforto della prima. In ciascuno dei versanti esplorati, infatti, la pandemia emerge come cartina di tornasole che rimarca differenze (per esempio tra sistemi politici) e diseguaglianze (per esempio di reddito); che ribadisce carenze strutturali (per esempio del sistema sanitario o

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Paradoxa, Anno XV – Numero 2 – Aprile/Giugno 2021

Dopo. Aspettative speranze previsioni a cura di Gianfranco Pasquino   Un giorno, forse, guardandoci indietro, sapremo dire cosa e quanto è cambiato ‘dopo’ la pandemia. Adesso, con appena un piede fuori, e attestandoci sulle nostre competenze, quel che possiamo chiederci è come sia cambiata la politica. Il Covid ha innescato o accelerato una crisi? Contro ogni aspettativa, parrebbe di no. Semmai, può fungere bene da lente per gettare luce su alcune questioni che, quasi a raggiera, alla politica fanno capo: le diseguaglianze lavorative, i problemi economici, le carenze del sistema sanitario, le criticità della scuola, l’accelerazione del digitale. Ed ecco lo stato dell’arte, perché nessun ‘dopo’ è possibile senza il suo ‘prima’. Ma quali possibili traiettorie abbiamo, da qui? È rispondere a questa domanda la vera sfida che ci si presenta oggi.   Indice:  

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Paradoxa, Anno XIV – Numero 2 – Aprile/Giugno 2020

Essere (o non essere) italiani a cura di Gianfranco Pasquino La posta in gioco, quando ci si interroga sull’identità nazionale, è la possibilità di un sentire comune (vissuti, storie, valori, tradizioni), dal quale ‘noi’ italiani abbiamo spesso la tentazione di chiamarci fuori. Un sentimento del ‘non’, vale a dire la resistenza ad accettare quel che siamo senza averlo scelto. Forse dipende dal guardare a noi stessi come soggetti tutti ‘moderni’, cioè autonomi, responsabili, liberi di deciderla, la propria identità. Ma occorre fare i conti con la realtà che non tutto è scelto, voluto. Bisogna riconciliarsi con il fatto che, comunque la si metta, l’essere italiano precede il non sentirsi tale.   Indice:

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Seminario – A spasso tra i libri di Gianfranco Pasquino

22 febbraio 2018, Roma Partecipanti: Gianfranco Pasquino (professore), Marco Valbruzzi (ricercatore di Scienza della Politica all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole), Domenico Fisichella (professore), Andrea Bixio (vice presidente dell’Istituto Luigi Sturzo), Gabriella Farina (professore), Riccardo Pozzo (direttore del Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del CNR), Laura Paoletti (segretario generale della Fondazione Internazionale Nova Spes).

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Tavola rotonda – La Repubblica di Sartori

13 maggio 2014, Roma  Istituto della Enciclopedia Italiana Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea 90esimo compleanno di Giovanni Sartori- Presentazione del fascicolo di «ParadoXa» 1/2014 Come si costruisce, come si mantiene e come si trasforma una buona Repubblica? Gli articoli del fascicolo di «Paradoxa» 1/2014, esplorano le caratteristiche che ha la Repubblica, non ideale, non utopistica, ma reale, quella che è effettivamente possibile costruire e fare funzionare in termini di istituzioni, di meccanismi, di procedimenti e di relazioni, secondo Sartori. Presiede: Gianfranco Pasquino. Ne discutono: Giuliano Amato, Franco Bassanini, Massimo D’Alema

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Tavola rotonda – Liberali, davvero!

10 maggio 2012, Roma Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani CON IL PATROCINIO DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI Liberali o liberali immaginari, quelli italiani? Per rispondere al quesito, gli autori di «Paradoxa» 1/2012 chiamano a raccolta giudici autorevoli e imparziali. Kant, Montesquieu, Madison, Tocqueville, Mill, Keynes, Rawls — da una prospettiva privilegiata — esaminano l’odierno tasso di liberalismo in Italia, in un’opera di discernimento che mobilita e ridiscute princìpi, concetti e slogan teorici, politici, economici e morali.   Partecipanti: Giovanni Sartori, Benedetto Della Vedova, Gianfranco Pasquino, Antonio Polito, Sofia Ventura

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Tavola rotonda – Aux urnes, citoyens! Tutto da rifare?

6 marzo 2013, Roma Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani «Paradoxa» 1/2013 ha tracciato l’identikit dell’elettore italiano, sfatando alcuni luoghi comuni: l’importanza dei programmi, l’onnipotenza della televisione, l’esistenza di un partito degli astensionisti, l’importanza delle quote rosa. Il risultato del voto conferma o smentisce le tesi avanzate? O obbliga ad un cambio di paradigma? Partecipanti: Giuliano Amato, Claudia Mancina, Gianfranco Pasquino, Antonio Polito

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Tavola rotonda – Il malessere della democrazia (o dei suoi teorici)

7 ottobre 2011, Roma Camera dei Deputati, Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, Via del Seminario 76 A partire da Paradoxa 2/2011 “Quelli che…la democrazia” Il numero di Paradoxa sulla democrazia propone uno spartiacque inedito, che rimodella quelli tradizionali (destra/sinistra, democrazia formale/d. sostanziale, etc.): da una parte vi è chi pone, con forza, il problema di uno stato di malessere del sistema democratico, arrivando, al limite, alla denuncia di un’emergenza democratica in Italia; dall’altra c’è chi colloca questo malessere non tanto a livello della democrazia reale, quanto a livello di teorie che paradossalmente – nel tentativo di difendere o celebrare la democrazia come valore – tradiscono tratti profondamente antidemocratici. Si impongono alcune domande: la democrazia è un valore o uno strumento? Quali e quanti diritti (sociali, politici, etc.) sono costituzionalizzabili? E quali e quanti sono compatibili fra loro? Le forme di governo sovranazionali sono ‘diversamente’ democratiche? Come pensare lo spazio (democratico) per un conflitto tra visioni alternative di democrazia? Interventi: Partecipanti: Dino Cofrancesco, Alessandro Ferrara, Corrado Ocone, Piero Ostellino, Vittorio Emanuele Parsi, Gianfranco Pasquino, Antonio Polito

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Gianfranco Pasquino – PERCHÉ SONO SCOMPARSE LE CULTURE POLITICHE IN ITALIA

(estratto da Paradoxa 4/2015) Quella fatidica notte tra l’8 e il 9 novembre 1989, il muro di Berlino crollò non soltanto sugli impreparati partiti politici italiani che avevano dominato la storia della prima lunga fase della Repubblica, praticamente cancellandoli, ma si abbatté anche sulle loro, evidentemente già diventate evanescenti, culture politiche. Chi, già sappiamo che continuano ad essere pochissimi, rileggesse gli Atti della Costituente, noterebbe immediatamente quanto significativi, importanti, produttivi sono stati i riferimenti alle maggiori culture politiche del tempo: liberalismo, cattolicesimo-democratico, socialismo e comunismo, con cenni an-che al pensiero federalista. Molti articoli della Costituzione portano chiara l’impronta di ciascuna e di tutte quelle culture politiche. Se nell’art. 11 si trovano echi del federalismo, il monumento alle culture politiche è rappresentato dall’art. 3 nel quale il lessico offre l’esempio migliore di come i Costituenti volessero evidenziare il pluralismo delle loro culture e la loro convergenza su quello che molti considerano il principio predominante della Costituzione italiana. Questo principio non è, a mio parere, l’eguaglianza in quanto tale, ma il compito affidato alla Repubblica, ovvero ai cittadini, di rimuovere gli ostacoli per dare vita ad una convivenza basata sulla partecipa-zione. La menzione dei ‘cittadini’ richiama la cultura politica liberale e, in

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