Giuseppe Parlato – LA POLITICA. UNA PRASSI SENZ’ANIMA?

(Editoriale di Paradoxa 3/2008) Questo fascicolo di “Paradoxa” affronta un tema tanto attuale quanto, per certi versi, scontato. Tuttavia ci è parso opportuno dedicare a questa dicotomia storica – destra/sinistra – una riflessione non già nella presunzione di potere risolvere alcuno dei tanti problemi politici e filosofici che questo tema porta inevitabilmente con sé, quanto per fare il punto del tema, come si dice, alla luce di numerosi e significativi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. D’altra parte, non sarà un caso se proprio nel momento in cui gli italiani sono chiamati a scegliere il proprio governo dovendo optare tra una coalizione di centro destra e un’altra di centro sinistra, la riflessione sulle categorie di destra e sinistra ha prodotto numerosi contributi di notevole livello. Il tema, non a caso, si è prestato a diversi livelli di lettura. La lettura, per intenderci, più “ideologica”, che è stata propria fino agli anni Settanta e che vede nella inconciliabilità dei due termini due opposte visioni del mondo; quella più “antropologica” che invece è stata affrontata negli anni successivi alla crisi delle ideologie, e che comunque teneva ben presenti gli schemi di riferimento tra i due termini: comportamenti diversi, magari non strettamente ideologici, ma

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Paradoxa, ANNO XIII – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2019

Economia e nuova sovranità. L’urgenza di una politica economica europea a cura di Paolo Onofri È sensazione diffusa che l’economia, non la politica, sia il vero luogo in cui si concentra oggi il potere. Mercati finanziari e multinazionali sembrano i soli attori capaci di determinare, secondo i propri interessi, l’accadere degli eventi; e una realtà politica come l’Unione Europea, che assomma le debolezze dei singoli paesi membri, appare inutile o peggio dannosa. In netta controtendenza con una simile narrazione, questo fascicolo rilancia l’idea di una politica economica. L’obiettivo è sollecitare il lettore a prendere atto di quanto vi sia di “scelto”, – frutto cioè di decisione tutta politica – dietro meccanismi e dinamiche che sembrerebbero dati di fatto da accettare come tali. C’è sempre un’alternativa.   Indice:

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Paradoxa, ANNO XII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2018

Giovani e futuro della politica Oltre il disincanto a cura di Gianfranco Pasquino Sdraiati o squali, stesi sul divano o impegnati a scivolare nel gran mare di possibilità più o meno virtuali del contemporaneo, i giovani sembrano colpire l’immaginario per la loro mono-dimensionalità, per l’assenza di una proiezione verticale che renda loro possibile sollevare la testa dal qui e ora. Ma forse c’è di più. Forse val la pena andare oltre il (vero o presunto) disincanto dei ‘millennials’ per la politica, cercando per loro nuove angolazioni, nuove dimensioni. Interrogarsi sul rapporto tra giovani e politica è, inevitabilmente, interrogarsi sul futuro: il loro, ma anche quanto rimane del nostro. È cercare di capire che cosa diventerà l’Italia e che cosa ne sarà dell’Europa.   Indice:

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Seminario – La paura come attore politico

18 giugno 2008, Roma Libreria Croce, Corso Vittorio Emanuele II Il giorno 18 Giugno 2008, alle ore 18.00 presso la Libreria Croce si è svolta la presentazione del n.1/2008 di ParadoXa, La paura come attore politico. Il fascicolo è stato presentato dal curatore, Vittorio Emanuele Parsi – Professore di Relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed editorialista di Avvenire – e da Stefano Dambruoso, – Magistrato della Procura di Milano con esperienze nel campo dell’antimafia e dell’antiterrorismo. Relatori: Vittorio Emanuele Parsi, Stefano Dambruoso. Moderatore: Pierluigi Valenza

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2015

La scomparsa delle culture politiche in Italia A cura di Gianfranco Pasquino Il muro di Berlino si è abbattuto rovinosamente non soltanto sui partiti politici italiani che avevano dominato la storia nazionale della prima fase della Repubblica, ma anche sulle varie culture di cui questi si facevano, in modo più o meno aderente, portavoce: liberalismo, cattolicesimo-democratico, socialismo, comunismo, azionismo, federalismo, che sino a quel momento avevano dato espressione a una realtà politica poliedrica, subiscono più o meno direttamente il contraccolpo del crollo delle ideologie. Muovendo dalla constatazione di un dato di fatto, vale a dire l’incapacità, da parte dei molteplici volti della cultura politica italiana, di leggere la realtà seguita al 1989 e di adeguarsi al mutamento dei tempi, questo fascicolo di Paradoxa, attraverso le analisi dei vari autori interpellati, procede ricostruendo gli sviluppi della fisionomia e le cause della scomparsa delle varie culture politiche italiane: dalla socialista (Amato) alla liberale (Rebuffa), dalla cattolico-democratica (Giovagnoli) alla comunista (Occhetto), da quella di destra (Veneziani) a quella azionista (Merlini) e ‘gramsciazionista’ (Cofrancesco). Una panoramica generale è quindi offerta dal curatore Pasquino, che apre alle questioni via via messe in campo dai singoli autori, e da Valbruzzi, che avanza cinque tesi sulla scomparsa

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Paradoxa, ANNO VII – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2013

Aux urnes, citoyens! a cura di Gianfranco Pasquino «Paradoxa» 1/2013 traccia l’identikit dell’elettore italiano. Cosa si scopre, una volta sfatati i luoghi comuni più diffusi, nella pubblicistica corrente e persino tra gli analisti e gli scienziati politici? Primo: l’influenza della Tv viene sopravvalutata. Oggi più che in passato, sono i network di discussione, dalle cerchie sociali alla rete, a garantire quegli scambi diretti e simmetrici che influiscono sul voto. Secondo: l’elettore indeciso è, paradossalmente, il più decisivo. Lungi dall’essere poco interessato o poco informato, è un elettore (in parte) colto e programmatico, che valuta e sceglie sulla base di più fattori. Terzo: disaffezione, apatia, alienazione, sfiducia connotano oggi l’atteggiamento dei cittadini verso la politica, eppure, contrariamente a certe suggestioni giornalistiche, un partito degli astensionisti non esiste e non può esistere. Quarto: lo strumento delle primarie, decisivo, è per lo più incompreso. All’incredibile espansione, in Italia, non si è affiancata una contestuale crescita delle conoscenze e delle competenze. Quinto: l’utilità delle quote rosa non è indiscussa. Altre strategie più efficaci sono possibili per porre un limite al meccanismo della cooptazione maschile. Infine, i programmi elettorali non contano poi tanto, nell’orientare la scelta del cittadino. Per un elettorato tradizionalmente diviso in due

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Paradoxa, ANNO V – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2011

Per una politica dei beni comuni a cura di Stefano Zamagni Il fascicolo 4/2011 di «Paradoxa», curato dall’economista Stefano Zamagni, si occupa di una problematica di estrema rilevanza pratica, che è andata acquistando una crescente centralità nel dibattito pubblico occidentale dell’ultimo trentennio: quella dei beni comuni. I saggi trattano da diverse angolature gli aspetti del problema: acqua, cultural commons, abitabilità; fornitura e gestione dei commons, beni comuni e sviluppo. Tre sono i filoni principali che ne risultano. In primo luogo, il tema della natura peculiare del bene comune, un bene né privato né pubblico. In secondo luogo, la questione del paradigma di razionalità che va adottato nella trattazione dei commons: necessità di superare il modello di rational choice e dell’homo oeconomicus privilegiato dalle scienze sociali e dalla teoria economica. Infine, la questione della gestione dei beni: privata, statalistica o comunitaria? Alcuni interrogativi sollevati dal numero aprono a ulteriori riflessioni e soluzioni: è possibile percorrere una «terza via», alternativa alla proprietà e/o gestione pubblica e privata? È giunto il momento che i cittadini stessi, in forma associativa (cooperative di comunità, cooperative di utenza etc.), assumano il controllo diretto di questi beni? L’applicazione dell’ultima ipotesi esige, secondo il Curatore, una «democrazia più

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Paradoxa, ANNO II – Numero 2 – Aprile/Giugno 2008

La politica ha bisogno della religione? a cura di Stefano Semplici Il secondo numero di «Paradoxa» 2008 è curato da Stefano Semplici e si mette sulla scia del precedente, proseguendo la riflessione sulle declinazioni del politico. Il binomio centrale questa volta tiene insieme politica e religione. Un terzo termine, «bisogno», campeggia nel titolo, che rovescia in un interrogativo l’affermazione contenuta nel libro pubblicato nel 2006 da Brendan Sweetman. «Paradoxa», conformemente alla sua missione, cerca di sgombrare il campo dai pregiudizi, in primis quello che condanna il cattolico che fa cultura. Costui si troverebbe preso in un doppio vincolo: essere «prevedibile», o non essere cattolico. L’immagine del credente come di qualcuno che già sa cosa deve pensare su ogni problema è però irrealistica, proprio come la contrapposizione tra laici e credenti nel modo di affrontare la vita associata. Il terreno così dissodato viene percorso dagli autori, che fissano i termini della questione: i modelli teorici dominanti in filosofia politica segnalano oggi una apertura alla religione che mette in crisi il paradigma della secolarizzazione. Ne scaturiscono diverse domande, sul fronte pratico. Qual è il ruolo del voto dei cattolici? Quale funzione essi possono svolgere nel contrastare il nichilismo soggettivistico nell’attuale fase storica

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Paradoxa, ANNO II – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2008

La Paura come attore politico a cura di Vittorio E. Parsi Le declinazioni della paura sono così numerose da sollevare la domanda se la paura stessa non si leghi originariamente alla vita. È questo il presupposto, radicale, da cui prende le mosse il fascicolo I/2008 di «Paradoxa» a cura di V.E. Parsi, Professore di Relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed editorialista di Avvenire. Se la paura è all’origine della vita, essa è della politica al contempo origine e potenziale limite. Incertezza e insicurezza sono infatti la causa principale del rapporto di obbligazione. Compito delle istituzioni liberali, tuttavia, è oggi proprio quello di superare il trade-off paura/libertà. Di fronte alle sfide del terrorismo su cui riflette M. Cox occorre cioè trasformare la paura della libertà in una più propositiva paura per la libertà. Si delineano nel numero, così, problemi e possibili soluzioni. Tra i primi: mafia, mercato, potere sovrano, ruolo dei media e linguaggio della paura, perdita delle sicurezze tradizionali a fronte della crisi della modernità. Tra le soluzioni, l’evocazione del principio della «nonpaura» proprio della cultura indiana, e alcune istanze più concrete: valorizzazione del capitale sociale, accentuazione della singolarità personale, trasformazione dell’esitazione in consapevolezza della

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