Vittorio E. Parsi – Perché la sfida per l’egemonia rimette in discussione il rapporto tra politica e affari

(Estratto da Paradoxa 2/2021)   1. La posta in gioco nel mondo post-pandemico Come e quanto cambierà il mondo in conseguenza della pandemia? Ha un senso l’espressione già frusta di ‘geopolitica dei vaccini’? La reazione di fronte alle ricorrenti ondate di virulenza del Covid-19 sono prevalentemente nel segno della cooperazione o della competizione? Sono queste le domande, tutte di per sé legittime, al di là della più o meno felice formulazione, che ricorrono e si rincorrono in questa stagione che nessuno di noi si immaginava così devastante e prolungata. Proprio la profondità, la forza e la portata del terremoto virale – per il quale il termine ‘resiliente’ appare paradossalmente appropriato – possono però indurci a sottovalutare un aspetto. Ovvero che, al di là delle sue cause scatenanti, la pandemia impatta su un sistema internazionale già da tempo in forte e crescente squilibrio e produce conseguenze che si sommano, amplificandole, a quelle che derivavano da crisi e shock precedenti e di natura diversa. A cominciare da quelli finanziari, che in maniera ricorrente e sempre più profonda e ravvicinata hanno colpito il mondo a partire dal 1990 – la data d’esordio del ‘mondo piatto’ che aveva sostituito il mondo diviso in due

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Laura Paoletti – LA SCIENZA DEL FUTURO

(Editoriale di Paradoxa 2/2021) Questa riflessione sul ‘dopo’ conclude idealmente il percorso – dettato dalle cose stesse più che pianificato ex ante – avviato con la denuncia della tendenza contemporanea alla rimozione del passato («Paradoxa» 4, 2020) e proseguito con l’analisi del presente come transizione verso un’epoca nuova («Paradoxa» 1, 2021). Lo spartiacque rispetto al quale gli autori provano a disegnare un futuro è il fatto della pandemia. Come accade di fronte ad ogni fatto storico al quale si intenda riconoscere il carattere di ‘evento’, cioè di marcatore di una discontinuità significativa, c’è da chiedersi se la pandemia si limiti ad acuire processi già in atto o se introduca elementi non preventivabili rispetto al pregresso, che configurano un paradigma effettivamente nuovo. Non che le due possibilità necessariamente si escludano; e quel che si ricava dal complesso dei contributi qui raccolti è che forse è troppo presto per affacciarsi sulla seconda ipotesi, mentre è sicuramente possibile rintracciare robuste e interessanti evidenze a conforto della prima. In ciascuno dei versanti esplorati, infatti, la pandemia emerge come cartina di tornasole che rimarca differenze (per esempio tra sistemi politici) e diseguaglianze (per esempio di reddito); che ribadisce carenze strutturali (per esempio del sistema sanitario o

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Paradoxa, Anno XV – Numero 2 – Aprile/Giugno 2021

Dopo. Aspettative speranze previsioni a cura di Gianfranco Pasquino   Un giorno, forse, guardandoci indietro, sapremo dire cosa e quanto è cambiato ‘dopo’ la pandemia. Adesso, con appena un piede fuori, e attestandoci sulle nostre competenze, quel che possiamo chiederci è come sia cambiata la politica. Il Covid ha innescato o accelerato una crisi? Contro ogni aspettativa, parrebbe di no. Semmai, può fungere bene da lente per gettare luce su alcune questioni che, quasi a raggiera, alla politica fanno capo: le diseguaglianze lavorative, i problemi economici, le carenze del sistema sanitario, le criticità della scuola, l’accelerazione del digitale. Ed ecco lo stato dell’arte, perché nessun ‘dopo’ è possibile senza il suo ‘prima’. Ma quali possibili traiettorie abbiamo, da qui? È rispondere a questa domanda la vera sfida che ci si presenta oggi.   Indice:  

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Michele Marchi – Un mondo senza confronto intellettuale? La fine di «Le Débat» ovvero la fine del débat?

(estratto da Paradoxa 1/2021) Con un accorato editoriale di apertura e oltre 280 pagine dense di analisi si è conclusa nel dicembre scorso l’avventura culturale dell’elegante e colta rivista «Le Débat», edita da Gallimard a partire dal 1980. Quaranta anni e 210 numeri, sempre lo stesso piccolissimo terzetto alla guida: la direzione dello storico Pierre Nora (Nora, 1984-1992), la redazione nelle mani del filosofo della politica Marcel Gauchet (Gauchet, 2007-2017) e nell’ombra, ma nemmeno poi troppo, lo storico Krzysztof Pomian (Pomian, 2020-2021). Proprio nell’ultimo editoriale Nora esprime due concetti che possono essere utilizzati come apertura per la riflessione che seguirà. Da un lato, egli ricorda che «la fine di un titolo importante, ha sempre un significato che va al di là del titolo stesso». Come si cercherà di spiegare, parlare di «Le Débat», della sua nascita, del suo lungo percorso e della sua chiusura è soltanto un presupposto per fare qualche riflessione sull’evoluzione più ampia del dibattito politico-culturale nel contesto francese e in quello più largo continentale. Dall’altro lato, lo stesso Nora conclude il suo ultimo editoriale con una nota di speranza affermando che lo «spirito de “Le Débat” non è morto, continuiamo la battaglia». Al di là del riferimento,

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Seminario: La comunicazione al posto della politica

Roma, 9 aprile 2021, ore 15:30-17:00 Fondazione Internazionale Nova Spes, piazza Adriana 15 Seminario a partire da Paradoxa 3/2020, La comunicazione al posto della politica. Seminario in formula “mista”, con relatori in parte in presenza e in collegamento. Sono intervenuti: Eugenio Gaudio, Laura Paoletti, Mario Morcellini, Luigi Di Gregorio e Antonio Preiti; In collegamento: Lucia Annunziata, Ugo Intini, Francesco Giorgino, Gianni Cuperlo, Marzia Antenore e Francesca Rizzuto.

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Laura Paoletti – EPOCA E TRANSIZIONE: LE INEVITABILI DIFFICOLTÀ DELLA FILOSOFIA DELLA STORIA

(Editoriale di Paradoxa 1/2021) Pur concepito in modo del tutto indipendente – il che rende la coincidenza ancor più meritevole di essere sottolineata – questo fascicolo di «Paradoxa» si trova ad essere in profonda consonanza con quello che lo precede (Fine della storia?, 4/2020), del quale rilancia un problema decisivo: anche la questione della transizione, infatti, quale «passaggio da un’epoca ad un’altra» (p. 12), ripropone con forza l’urgenza di una riflessione sul senso (e i sensi) della storia e sulle categorie con cui si tenta di interpretarla. La larghissima diffusione dell’espressione ‘epoca di transizione’ nel linguaggio ordinario attesta che per lo più non se ne sospetta il carattere tendenzialmente autocontraddittorio. Etimologicamente un’epoca è l’opposto esatto di una transizione: è una sospensione (epoché) dello scorrere del tempo, che fa emergere un certo momento storico come distinto e distinguibile da tutti gli altri in funzione di certe caratteristiche capaci di configurare un orizzonte unitario e in qualche modo coerente: un mondo. Nell’epoca, e nel mondo (non a caso: il ‘secolo’) cui essa dà la sua impronta, il flusso continuo della storia, per un momento, si interrompe e si crea una discontinuità in virtù della quale quel che era prima appare qualitativamente diverso

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Paradoxa, Anno XV – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2021

Verso quale mondo a cura di Paolo Pombeni Siamo nel pieno di un’epoca di ‘transizione’. Quella, cioè, tra la modernità e qualcosa di nuovo: alcuni l’hanno chiamata ‘post-modernità’, ma è un’espressione che non convince fino in fondo. Cosa cambia? In una parola, forse banale: la società. Colpa/merito della pandemia? No. Non del tutto, almeno: si tratta di mutamenti in nuce già da decenni, che l’emergenza Covid ha semmai accelerato. Questo numero sonda il presente e interroga il futuro da più fronti: il lavoro e l’economia, le relazioni internazionali, il dibattito culturale, la religione cristiana, il modo di esercitare i propri diritti. Molteplici aspetti di un mutamento più strutturale, che taglia la società in modo trasversale: quello della soggettività, polarizzata nei termini di una ‘singolarità’ irriducibile, inattaccabile, rispetto a cui il bene comune sembra cedere silenziosamente, e irrimediabilmente, il passo.   Indice:  

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