Tavola rotonda – Aux urnes, citoyens! Tutto da rifare?

6 marzo 2013, Roma Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani «Paradoxa» 1/2013 ha tracciato l’identikit dell’elettore italiano, sfatando alcuni luoghi comuni: l’importanza dei programmi, l’onnipotenza della televisione, l’esistenza di un partito degli astensionisti, l’importanza delle quote rosa. Il risultato del voto conferma o smentisce le tesi avanzate? O obbliga ad un cambio di paradigma? Partecipanti: Giuliano Amato, Claudia Mancina, Gianfranco Pasquino, Antonio Polito

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Tavola rotonda – E-democracy?

28 novembre 2013, Roma Sala Lauree, Dipartimento di Scienze politiche, Sapienza – Piazzale Aldo Moro 5 La rete è democrazia in atto o trionfo dell’antipolitica? Tra entusiasmi e inquietudini apocalittiche non è facile capire in che modo internet incida sulla qualità e sulle forme della vita politica contemporanea, in particolare nel nostro Paese. Dar voce ad esperienze diverse e opinioni contrastanti significa indicare la via del confronto senza pregiudiziali come la sola che può consentire un uso ottimale e liberale dei nuovi strumenti interattivi. Questo il tema trattato nel fascicolo di Paradoxa 3/2013 , «e-democracy».

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Tavola rotonda – Eutopia

21 febbraio 2013, Roma Istituto Luigi Sturzo – Via delle Coppelle 35 La crisi dell’Euro altro non è che la manifestazione più drammatica della crisi politica dell’Unione Europea. Viene meno l’uguaglianza tra gli Stati membri, rinascono spinte regressive a livello nazionale, e si fa sempre più sfumata e controversa la frontiera di quel «non luogo» in cui l’Europa consiste. È necessario, oggi, ravvivare la memoria del principio che anima l’Unione. L’Europa che sarà capace di reggere alla crisi e di diventare anche un’Unione politica, quale che sia il suo assetto, certamente non potrà essere un’Europa a 27 membri, e probabilmente sarà un’Europa a più velocità. (Marta Dassù) Partecipanti: Marta Dassù, Domenico Fisichella, Giacomo Marramao, Vittorio Emanuele Parsi

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Sergio Belardinelli – LA PRODUZIONE CULTURALE NELLA CHIESA

(estratto da Paradoxa 4/2013) Prima di affrontare il tema specifico che mi è stato assegnato – La produzione culturale nella Chiesa – mi sia consentita una considerazione preliminare a proposito del titolo generale: Intellettuali e cattolici. Confesso che qualche volta la parola intellettuale desta in me qualche perplessità. Eppure non ho alcuna difficoltà a qualificarmi come intellettuale cattolico. Sebbene le etichette non mi piacciano, è un’etichetta che non ho mai disdegnato. Del resto ognuno di noi è quello che è; difficile distinguere la parte di noi che dipende dalle convinzioni della nostra fede religiosa e quella che dipende invece da inclinazioni o considerazioni d’altro tipo. L’unica cosa certa è che siamo un’inestricabile mescolanza di fede, ragione, passione, pregiudizi e altro ancora, solo astrattamente separabili tra di loro. Ne va in ultimo dell’unità della nostra persona. Per questo nel dibattito pubblico dovrebbe contare la bontà degli argomenti che ognuno è in grado di mettere in campo, non certo l’etichetta ideologica che appiccichiamo loro addosso. Sennonché, in Italia, è proprio questo che, per cattolici e laici, sembra risultare estremamente difficile. «La mia storia è quella di un uomo che ha iniziato la sua vita credendosi un autentico cattolico e un autentico liberale,

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Franco Chiarenza – IMPIGLIATI NELLA RETE. E-DEMOCRACY UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA LIBERALE

(estratto da Paradoxa 3/2013) C’era una volta… Grillo e il suo fantasioso quanto effimero movimento pentastellare. Il mondo politico, gli intellettuali dei salotti «politically correct», giornalisti, imprenditori, sindacalisti e quanti altri avevano assistito con sgomento alla clamorosa affermazione elettorale di un partito nato e cresciuto in internet, hanno tirato un sospiro di sollievo quando gli esiti delle elezioni amministrative hanno mostrato un evidente riflusso di un’ondata che si era in gran parte alimentata dell’indignazione diffusa e profonda nei confronti di una classe dirigente del Paese apparsa ai più inadeguata, corrotta, insensibile e arroccata nei propri privilegi. Le difficoltà di un movimento cresciuto al di là delle sue stesse aspettative, privo di riferimenti ideologici condivisi, unito soltanto da un sentimento irrazionale di adesione a una protesta gridata secondo modalità che (non a caso) appartengono più allo spettacolo che alla politica, sono apparse evidenti anche agli osservatori meno prevenuti non appena esso ha dovuto confrontarsi con scelte di governo che avrebbero richiesto livelli ben diversi di maturità e di esperienza. Ma non è di questo che vogliamo parlare, e men che meno degli esiti politici che il movimento di Grillo contribuirà, volente o nolente, a determinare in uno dei momenti più accidentati

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Maurizio Serio – ABBANDONARE IL CORPORATIVISMO PER UNA NUOVA RAPPRESENTANZA

(estratto da Paradoxa 2/2013) La questione della rappresentanza dei cattolici è da non pochi mesi al centro del dibattito culturale e mediatico, ammesso che un centro sia rinvenibile in una situazione assolutamente eccentrica quale è quella che sta attraversando la politica italiana. Lo stato di eccezione che accompagna la transizione dalla Seconda Repubblica a quella che al momento sembra essere una Neverland più che una tappa del processo di rinnovamento del sistema sembra giustificare e allo stesso tempo confinare in un limbo di irresponsabilità tutte le proposte che si vanno avanzando tra l’opinione pubblica non meno che tra i corridoi del Palazzo. Per dare concretezza al problema, sarà forse utile ripensare il nesso tra la cultura politica dei cattolici e gli assunti programmatici necessari a dare risposte all’elettorato, al fine di riconfiguare un corretto rapporto tra offerta e domanda politica, falsato dall’ortoprassi tecnocratica della quotidianità presente e dalla grande paura del déjà vu degli autoritarismi nell’immediato fu A nostro avviso è evidente lo svuotamento delle due grandi forme di rappresentanza della democrazia moderna, quella degli interessi e quella dei valori. La stagione della rappresentanza degli interessi ha coinciso con la stabilizzazione del compromesso costituzionale, che ha dato luogo alla democrazia

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Paradoxa, ANNO VII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2013

Intellettuali e cattolici A cura di Laura Paoletti Chi, cosa, dove sono gli intellettuali cattolici? Si può essere intellettuali e cattolici senza essere intellettuali cattolici? Questo numero di Paradoxa si interroga su una figura equivoca, non facilmente afferrabile. In primo luogo, sul piano teorico, ci si può chiedere in virtù di cosa si sia legittimati a parlare di ‘intellettuali cattolici’, e in che misura l’appartenenza confessionale possa condizionare (fecondando o, viceversa, limitando) la pratica intellettuale. Ciò su cui occorre interrogarsi, da questo punto di vista, è quale sia il discrimine tra parlare di intellettuali cattolici e parlare, piuttosto, di intellettuali e cattolici. Per ciò stesso, alla radice, non si può non rilevare come sia quella dell’‘intellettuale’ che quella del ‘cattolico’ sono categorie opache, insufficienti a definire appartenenze o esclusioni: «Tutti e nessuno sono intellettuali; tutti e nessuno sono cattolici» (Tommasi). In secondo luogo, sul piano pratico, quel che si deve saggiare è la realtà degli spazi in cui, concretamente, la tradizione cristiana ha inciso e incide sulla cultura contemporanea. Il rapporto tra ambienti cattolici e cultura laica, in Italia, ha subito dei forti condizionamenti in seno agli orientamenti della Chiesa, lungamente ostile a qualsiasi commistione dei cattolici con la vita

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Paradoxa, ANNO VII – Numero 3 – Luglio/Settembre 2013

e-democracy? A cura di Franco Chiarenza Oggi la democrazia deve fare i conti con internet, nella consapevolezza che esso rappresenta un cambiamento radicale nella storia della comunicazione, che rimette in discussione – nel bene e nel male – il principio della libertà di espressione. Ciò su cui è opportuno interrogarsi, allora, è la natura del legame tra comunicazione virtuale e dimensione politica: la rete incarna la massima espressione della democrazia o, viceversa, rappresenta il trionfo dell’antipolitica? In che modo e in che misura Internet incide e orienta la partecipazione pubblica? La e-democracy impone di ripensare le categorie che codificano i tradizionali sistemi di rappresentanza. Il problema, come sottolinea il curatore Chiarenza, ha una specifica rilevanza in seno a una democrazia che si voglia liberale, ovvero tesa alla salvaguardia dei diritti degli individui. Ed è in questa direzione che, da molteplici angolazioni, si muovono le riflessioni degli autori chiamati a discuterne. Se da un lato, infatti, l’assenza di mediazione partitica o la concezione del partito quale struttura reticolare va nella direzione di un ritorno alla sfera pubblica, dall’altro i rischi inscritti nella democrazia digitale sono molti, e investono immediatamente la quantità delle informazioni rese disponibili, e per contro la capacità critica

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Paradoxa, ANNO VII – Numero 2 – Aprile/Giugno 2013

Valutare o perire L’Università sul mercato a cura di Pierluigi Valenza «Paradoxa» 2/2013 muove da un tema solo apparentemente settoriale, quello della Vqr. Si tratta di un processo volto a valutare la ricerca negli Atenei italiani, avviato dal Ministero competente e coordinato dall’Anvur, che porterà a distribuire in modo premiale una parte del fondo di dotazione ordinaria per le università. L’impressione di tecnicismo si dirada non appena si guarda alle questioni, di ampio spettro, che emergono dal volume. Scopo degli Autori e del Curatore Pierluigi Valenza è difatti mostrare che i processi di valutazione dell’università e della ricerca interessano il futuro culturale ed economico del nostro Paese, essendo la spia di processi e trend molto più profondi i quali potrebbero addirittura toccare il nostro modo di vivere e intendere l’esistenza. Si va dai costi, impressionanti, del processo di valutazione in Italia (Baccini, Coin, Sirilli), alle conseguenze della sua applicazione in ambito umanistico (Fabris, Hénaff), passando per aspetti più specifici, quali la bibliometria, analizzata da Banfi e De Nicolao, fino ai paradossi del caso: crescente burocratizzazione della ricerca (Hinna), corsa sfrenata alla pubblicazione e alla citazione (Pinto), caduta in oblio del compito didattico-pedagogico dei professori (Semplici). Concordi sul presupposto che valutare

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Paradoxa, ANNO VII – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2013

Aux urnes, citoyens! a cura di Gianfranco Pasquino «Paradoxa» 1/2013 traccia l’identikit dell’elettore italiano. Cosa si scopre, una volta sfatati i luoghi comuni più diffusi, nella pubblicistica corrente e persino tra gli analisti e gli scienziati politici? Primo: l’influenza della Tv viene sopravvalutata. Oggi più che in passato, sono i network di discussione, dalle cerchie sociali alla rete, a garantire quegli scambi diretti e simmetrici che influiscono sul voto. Secondo: l’elettore indeciso è, paradossalmente, il più decisivo. Lungi dall’essere poco interessato o poco informato, è un elettore (in parte) colto e programmatico, che valuta e sceglie sulla base di più fattori. Terzo: disaffezione, apatia, alienazione, sfiducia connotano oggi l’atteggiamento dei cittadini verso la politica, eppure, contrariamente a certe suggestioni giornalistiche, un partito degli astensionisti non esiste e non può esistere. Quarto: lo strumento delle primarie, decisivo, è per lo più incompreso. All’incredibile espansione, in Italia, non si è affiancata una contestuale crescita delle conoscenze e delle competenze. Quinto: l’utilità delle quote rosa non è indiscussa. Altre strategie più efficaci sono possibili per porre un limite al meccanismo della cooptazione maschile. Infine, i programmi elettorali non contano poi tanto, nell’orientare la scelta del cittadino. Per un elettorato tradizionalmente diviso in due

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