Laura Paoletti – ANTIDOTI

(Editoriale di Paradoxa 4/2025) Nel 1740, Voltaire pubblica un manoscritto di contenuto filosofico ricevuto da un giovane Federico II di Prussia, che proprio in quello stesso anno sale al trono. Il titolo è eloquente: L’Anti-Machiavel ou Essai de Critique sur le Prince de Machiavel. In apertura, il ‘re filosofo’ si dichiara convinto che «Machiavelli [abbia] corrotto la Politica e intrapreso la distruzione dei precetti della sana Morale» (p. x), ed enuncia a chiare lettere il suo proposito: offrire l’«antidoto» a un simile «veleno» (p. xi). Proposito ripreso e rilanciato quasi negli stessi termini da Voltaire, che, nell’introduzione, spiega di aver ritenuto suo dovere dare alle stampe il testo perché «il veleno di Machiavelli è fin troppo pubblico: bisognava che lo fosse anche l’antidoto» (p. vi). Senza voler forzare un’analogia che richiede molti distinguo e altrettante messe a punto, si può però almeno rilevare questo: anche nelle pagine che seguono si mette in questione quel divorzio tra morale e politica che, più o meno legittimamente, si è soliti far risalire alla teorizzazione machiavelliana dell’autonomia del politico; e anche le pagine che seguono, a fronte di «sviluppi anti-etici assolutamente inquietanti che rischiano di inquinare anche la vita democratica», si propongono esplicitamente in

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2025

L’etica pubblica ma non solo a cura di Gianfranco Pasquino Il fascicolo affronta la questione di quel divorzio tra morale e politica che, più o meno legittimamente, si è soliti far risalire alla teorizzazione machiavelliana dell’autonomia del politico e, più in generale, critica la fiacchezza della sensibilità media per la cosa pubblica e per le istituzioni. Posto, però, che l’etica debba riflettersi nella politica, quale etica? Quale tra i modelli dominanti – etica deontologica, etica delle virtù, etica dei valori, consequenzialismo – si presta meglio a essere ‘tradotto’ nei termini della politica, a irrobustirne il tessuto di relazioni e istituzioni? Che l’utilitarismo sia la prospettiva cui ci si riferisce con più naturalezza nel dibattito pubblico, non vuol dire affatto che sia scontatamente la più idonea.    

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Laura Paoletti – ATTRAVERSAMENTI

(Editoriale di Paradoxa 3/2025) La scommessa di questo fascicolo è che l’anacronismo consistente nel forzare la filosofia di Del Noce a farsi chiave di lettura del presente sia un’operazione due volte feconda: per pensare il presente e per ripensare Del Noce. Quanto al primo versante, il lettore troverà in queste pagine numerosi esempi di come la ripresa del progetto delnociano di una radicale «revisione di tutte le tradizionali categorie politiche» (Il problema dell’ateismo, il Mulino, 1990, p. 128) possa tradursi in uno sguardo critico su alcuni abiti mentali tipici della contemporaneità, tanto tipici da essere per lo più irriflessi: incorporazione acritica del mito progressista; rescissione violenta di qualsivoglia relazione tra religione e politica, con conseguente riduzione della prima a variante dell’immanentismo e della seconda a mera difesa dell’individualismo; destoricizzazione del fascismo e speculare trasformazione dell’antifascismo in strumento illiberale di demonizzazione dell’avversario politico; resa incondizionata a un nichilismo considerato come ineluttabile; ribaltamento del marxismo in apologia della società opulenta e del tecno-capitalismo quale struttura portante di questa. Persino un fenomeno tratto dalla più immediata attualità, come l’imporsi del nesso sistemico tra trumpismo e ideologia woke, può essere considerato tra i cascami del «suicidio della rivoluzione». Va da sé che un confronto

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 3 – Luglio/Settembre 2025

Transpolitica. Augusto Del Noce interprete del contemporaneo a cura di Danilo Breschi La filosofia di Del Noce può farsi chiave di lettura del presente? In un tempo segnato da trasformazioni culturali radicali, che sembra aver smarrito il senso della trascendenza, riportiamo in scena un pensatore scomodo, (in)attuale, ucronico. ‘Troppo filosofo, troppo credente’. La sua filosofia attraversa il Novecento – fascismo, liberalismo, secolarizzazione, progresso, nichilismo – e ne smonta i miti. Il ri-attraversamento della modernità proposto da Del Noce mostra l’inevitabilità di una rinuncia alle rassicurazioni di un’ontologia tradizionale, la quale cede il passo all’esigenza di una «scommessa» nel senso pascaliano. Il pari che obbliga ogni singolo istante del tempo a confrontarsi con quel che lo trascende, per o contro Dio, si impone in ogni minimo atto della vita quotidiana. Che si abbia fede o no, che si sia o non si sia filosofi.  

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Laura Paoletto – LA LIAISON DANGEREUSE

(Editoriale di Paradoxa 2/2025) «Chi potrebbe non fremere pensando alle infelicità che può causare una sola relazione pericolosa! E quante pene si potrebbero evitare riflettendoci prima? […] Ma queste riflessioni tardive arrivano sempre dopo il fatto». All’amara verità di queste parole di Madame de Volanges, su cui si conclude il capolavoro di Choderlos de Laclos, non sfuggono i contributi qui raccolti, che, nel raccontare, anch’essi, una storia di seduzione, arrivano solo après coup, visto che la liaison tra religione e infosfera è ormai un fatto. Forse però qualche «pena» si può ancora evitare se è vero che questo fatto non è compiuto, ma in fieri; e soprattutto se si riesce a mettere a fuoco tempestivamente dove si annidi il suo carattere potenzialmente dangereux. Che un pericolo vi sia, infatti, è fuori discussione. Del polo a rischio di questa relazione, la ‘religione’, si preferisce qui non tentare una definizione univoca: il termine viene nebulizzato in una serie (aperta) di parole chiave, che perimetrano un campo piuttosto che un oggetto, e ci si concentra, operativamente, sul fenomeno, specifico ma macroscopico, del cattolicesimo. L’altro polo, quello pericoloso, viene considerato invece in due sensi e a due livelli diversi. Il primo è quello della

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 2 – Aprile/Giugno 2025

Religione e infosfera. Relazioni pericolose a cura di Mario Morcellini e Adriano Fabris La relazione tra religione e infosfera è ormai un fatto, che non può esser revocato, ma che può e deve essere pensato. È una relazione pericolosa? E in che consiste esattamente il pericolo? «Paradoxa» prova a rispondere, articolando la domanda su diversi piani: la trasformazione dei mass media in spazi abitativi digitali; l’ambiguità della presenza del sacro nello spazio pubblico; la tentazione della smaterializzazione della salvezza e la seduzione del narcisismo digitale. Ne emergono nuove forme di secolarizzazione, che sollecitano la religione ad abitare l’infosfera nel modo della trasgressione.  

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Laura Paoletti – SORELLA, NONOSTANTE TUTTO

(Editoriale di Paradoxa 1/2025) Di Francesco d’Assisi, Max Scheler scrisse una volta che «per fortuna sua e nostra non è stato né teologo né filosofo» (Essenza e forme della simpatia, 1922), volendo intendere che, se avesse provato a formulare in concetti rigorosi le sue intuizioni, sarebbe con ogni probabilità incappato in qualche eresia. Se a questo si aggiunge che la morte, nel Cantico delle creature, non è una, ma sono due – una che è «sora nostra» e l’altra che non lo è affatto – si capisce subito che il titolo di questo fascicolo non può essere inteso come il richiamo a un atteggiamento genericamente ‘francescano’ (e un po’ stucchevole) nei confronti della fine della vita, ma va letto innanzitutto come avvertenza del fatto che ci si sta consapevolmente arrischiando in un’operazione piuttosto delicata. Al di là del senso specifico che assume nel quadro teologico del Cantico, l’affermazione per cui la «morte corporale» non coincide con la «morte secunda», la quale non riguarda il corpo, ma qualcos’altro, significa che il morire non è un fatto semplice (perché appunto è duplice) né semplicemente naturale, ma investe una dimensione che non è chiaro quale sia esattamente (l’anima? lo spirito? la persona?). Detto

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 1 – Gennaio/Marzo 2025

Copertina Paradoxa 1 - 2025

Nostra Sorella Morte a cura di Luisella Battaglia e Stefano Semplici Le questioni legate al ‘fine vita’ sono da sempre al centro del confronto bioetico, anche in conseguenza della rapidità dello sviluppo scientifico e tecnologico e del riconoscimento dell’autonomia del paziente come principio fondamentale. Questo fascicolo si propone di approfondire due prospettive, convergenti sull’idea dell’etica della cura. Pensare la morte degli ‘altri’ – i nostri cari, i ‘lontani’, gli esseri viventi non umani – ci costringe a riflettere sul senso profondo delle relazioni vissute con loro. Nel modo in cui si ‘accompagna’ alla morte si verifica – con la difficoltà e la diversità delle sensibilità che inevitabilmente emergono – la nostra capacità di rispettare la libertà e la dignità di ogni individuo.  

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Laura Paoletti – QUALCOSA E’ CAMBIATO

(Editoriale di Paradoxa 4/2024) L’operazione, in tre mosse, è audace. Muovere dal risultato dell’ultima competizione elettorale nazionale, attribuirgli la funzione di marcare una discontinuità significativa rispetto al pregresso e proporsi di valutarne l’impatto sul sistema politico italiano può sembrare sproporzionato, come il gesto di chi sbaglia ordine di grandezza e pretende di misurare in chilometri una distanza subatomica. A ben guardare, però, oltre che audace l’operazione è in un certo senso inevitabile, perché già di fatto imposta da un dibattito pubblico che non esita a definire storici, anzi epocali, eventi a stento trattenuti dalla memoria corta dei quotidiani, per non dire di quella cortissima dei social; un dibattito che, per esempio, ha accompagnato l’entrata in carica dell’attuale governo con allarmi, non sempre composti, sul rischio di un ritorno in forze del fascismo. Meglio, allora, accettare la sfida e provare sul serio, cioè con gli strumenti analitici giusti e con tutte le cautele del caso, a collocare su una scala più ampia la fase politica in corso, resistendo, per un verso, al riflesso condizionato di leggere tutto quel che (non) accade in Italia all’insegna del motto gattopardesco e tentando di cogliere, per altro verso, tra le tante microvariazioni contingenti qualche scricchiolio

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Paradoxa, Anno XVIII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2024

Paradoxa 4/2024 copertina

Il sistema politico italiano. Stato di salute a cura di Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi Al di là di una apparente stabilità, il sistema politico italiano si sta radicalmente trasformando, in parte per volontà dell’attuale governo in carica e in parte per un processo di inerzia rispetto a cambiamenti che avvengono nella società o nel contesto più ampio delle relazioni internazionali. Le componenti del sistema italiano (il regime, le autorità, la comunità) sono messe apertamente in discussione dal governo Meloni, con l’obiettivo di dare vita a una nuova Repubblica.  

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