Paradoxa, ANNO II – Numero 2 – Aprile/Giugno 2008

La politica ha bisogno della religione? a cura di Stefano Semplici Il secondo numero di «Paradoxa» 2008 è curato da Stefano Semplici e si mette sulla scia del precedente, proseguendo la riflessione sulle declinazioni del politico. Il binomio centrale questa volta tiene insieme politica e religione. Un terzo termine, «bisogno», campeggia nel titolo, che rovescia in un interrogativo l’affermazione contenuta nel libro pubblicato nel 2006 da Brendan Sweetman. «Paradoxa», conformemente alla sua missione, cerca di sgombrare il campo dai pregiudizi, in primis quello che condanna il cattolico che fa cultura. Costui si troverebbe preso in un doppio vincolo: essere «prevedibile», o non essere cattolico. L’immagine del credente come di qualcuno che già sa cosa deve pensare su ogni problema è però irrealistica, proprio come la contrapposizione tra laici e credenti nel modo di affrontare la vita associata. Il terreno così dissodato viene percorso dagli autori, che fissano i termini della questione: i modelli teorici dominanti in filosofia politica segnalano oggi una apertura alla religione che mette in crisi il paradigma della secolarizzazione. Ne scaturiscono diverse domande, sul fronte pratico. Qual è il ruolo del voto dei cattolici? Quale funzione essi possono svolgere nel contrastare il nichilismo soggettivistico nell’attuale fase storica

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Paradoxa, ANNO II – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2008

La Paura come attore politico a cura di Vittorio E. Parsi Le declinazioni della paura sono così numerose da sollevare la domanda se la paura stessa non si leghi originariamente alla vita. È questo il presupposto, radicale, da cui prende le mosse il fascicolo I/2008 di «Paradoxa» a cura di V.E. Parsi, Professore di Relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed editorialista di Avvenire. Se la paura è all’origine della vita, essa è della politica al contempo origine e potenziale limite. Incertezza e insicurezza sono infatti la causa principale del rapporto di obbligazione. Compito delle istituzioni liberali, tuttavia, è oggi proprio quello di superare il trade-off paura/libertà. Di fronte alle sfide del terrorismo su cui riflette M. Cox occorre cioè trasformare la paura della libertà in una più propositiva paura per la libertà. Si delineano nel numero, così, problemi e possibili soluzioni. Tra i primi: mafia, mercato, potere sovrano, ruolo dei media e linguaggio della paura, perdita delle sicurezze tradizionali a fronte della crisi della modernità. Tra le soluzioni, l’evocazione del principio della «nonpaura» proprio della cultura indiana, e alcune istanze più concrete: valorizzazione del capitale sociale, accentuazione della singolarità personale, trasformazione dell’esitazione in consapevolezza della

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Paradoxa, ANNO I – Numero 3 – Luglio/Settembre 2007

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Vivibilità. Verso un cambio consapevole di paradigma a cura di Ugo Morelli Il numero 3/2007 di «Paradoxa», a cura di Ugo Morelli, è intitolato a una disamina complessiva della questione della vivibilità. Il tema non è nuovo – osserva Stefano Semplici nell’Editoriale – essendosi  imposto come interfaccia critica dei grandi processi di urbanizzazione e industrializzazione. Non è nuovo e tuttavia in esso ne va del nostro futuro. Il fascicolo si propone così di ripensarlo, alla luce dei progressi degli ultimi anni, nelle sue molteplici sfaccettature. Punto di partenza è la rinuncia alla facile scorciatoia delle contrapposizioni ad effetto: i poeti e gli ingegneri, la natura e la città, la decrescita e il profitto, le chiese e i laboratori. Merito dell’indagine, il tentativo di avanzare verso un cambio consapevole di paradigma. Non sono solo problemi contingenti di sostenibilità economica, ambientale  e politica a urgere in questa direzione, ma una riflessione più profonda sul bivio a cui l’umanità è giunta, oggi per la prima volta: autodistruggersi, o essere artefice del proprio destino (Morelli). Soluzioni concrete si affacciano per il lettore: la valorizzazione della  cultura e dell’«immateriale» (Sacco, Blessi); la riqualificazione della vita della città attraverso una serie di pratiche sapienti (Girard, Martinotti,

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Paradoxa, ANNO I – Numero 2 – Aprile/Giugno 2007

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Erotica Saggi di passione per la società a cura di Vittorio Mathieu D’Agostino ribalta la tendenza a concepire l’amore come un di più, necessario a completare la giustizia e a evitare che il summum ius divenga summa iniuria. Al contrario, l’amore è anteriore alla giustizia, la fonda e la sostiene. Zamagni fa qualcosa di analogo con l’economia: l’amore non serve a correggere il mercato e ad attenuarne la crudeltà, ma è il fondamento su cui il mercato può prosperare. Paoletti segue il filo dell’intreccio inestricabile tra i sentimenti e la temporalità. Aluffi Beck-Peccoz legge la questione nel Corano: l’amore viene da Dio e spesso è accostato all’amore per la donna; esige giustizia tra le mogli, quando siano «due o tre o quattro». Baharier, destreggiandosi nel labirinto del Talmud, vi trova il precetto: «Amerai per il tuo prossimo ciò che ami per te». Guerri e Veneto parlano dell’amore genitoriale, da loro vissuto di recente, e affrontano seriamente il pessimismo di Schopenhauer sull’opportunità di fare figli, un pessimismo su cui anche il saggio di Mathieu attira l’attenzione. Cotta affronta l’inattualità dell’amore autentico, e Belardinelli s’interroga sulle possibilità dell’amore nel postmoderno. Questi i contenuti del secondo fascicolo di «Paradoxa» ricostruiti nell’Editoriale dal Curatore,

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Paradoxa, ANNO I – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2007

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Conflitto e identità a cura di Laura Paoletti «Paradoxa ritiene che un pubblico a cui rivolgersi esista. Pensa, in particolare, a coloro che fondano la propria identità su ben sviluppate certezze, e tuttavia convivono volentieri con la portata delle proprie domande». Con queste parole, dall’Editoriale della Direttrice Laura Paoletti, «Paradoxa» dà il via nel 2007 alla propria storia. La scelta del tema non è casuale. Proprio sulle possibili declinazioni del conflitto la Fondazione Nova Spes è andata riflettendo negli anni, nel corso di incontri e convegni: conflitto e immagine, conflitto e mercato, conflitto e regole, conflitto e vita, e ancora, conflitto e identità – il binomio che figura, appunto, nel titolo del primo fascicolo. Si potrebbero applicare alla storia e alla vocazione stessa di «Paradoxa», allora, le riflessioni introduttive svolte nel numero 1/2007 dal filosofo Vittorio Mathieu, Direttore Responsabile della rivista. Il conflitto non è di per sé distruttivo, perché per costruire la propria identità è necessario essere riconosciuti e riconoscere. Come mostrano i casi di competizione, e come rivela una lunga tradizione di pensiero filosofico e di concreti esempi storici, le tensioni dei conflitti possono essere molto proficue se governate da opportune regole. Su questo presupposto, di cui «Paradoxa»

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L’occasione perduta dei liberali

Gianfranco Pasquino L’intervento di Cofrancesco è viziato da una premessa sbagliata. Il fascicolo “Liberali, davvero!” non intende affatto essere una replica a “Quelli che… la democrazia”. Nessuno di noi veniva colà criticato e, personalmente, condivido molte delle critiche rivolte a quei sedicenti (sic) democratici. I contributi a “Liberali, davvero!” stanno in piedi, alti e ritti, da soli senza bisogno di nessun antenato e nessun supporto. Mirano a mettere in rilievo le inadeguatezze, le contraddizioni, le problematiche irrisolte nelle analisi della politica italiana e della (quasi inesistente) etica pubblica di alcuni sedicenti (sic) liberali, ovvero di commentatori e studiosi che tali, orgogliosamente, si dichiarano. Il richiamo ai classici non è esercizio da eruditi, ma è essenziale per ripensare oggi il liberalismo, non solo italiano. Non capisco perché Cofrancesco e altri ci accusino di anti-berlusconismo, un tema assolutamente marginale nei nostri capitoli. Giusto, invece, lo ribadisco, criticare coloro che non criticano le caratteristiche illiberali del berlusconismo: conflitto di interessi, interpretazione della sovranità popolare, uso strumentale della religione, insistita sfida alla separazione dei poteri, duopolio televisivo. Non capisco, poi, perché Cofrancesco scriva addirittura trenta mila battute se ritiene che, cito, “rispondere alle argomentazioni dei liberali davvero, è tempo sprecato”. Nessuno di noi, collaboratori

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Una filosofa contro la noia

Una filosofa contro la noia di Giancarlo Perna (Il Giornale 25.01.03) Ci stiamo ancora studiando, quando chiedo alla professoressa Laura Paoletti: “Come debbo chiamarla, filosofo o filosofa?”. Paoletti ha la cattedra di Filosofia italiana all’università “Roma 3” e i suoi colleghi la descrivono agguerrita. Io la trovo molto graziosa vestita di nero, dietro lo scrittoio del suo studio color latte. Sarà sulla quara-cinquantina. Voce toscana, piacevole. Graziosa, già detto. Una traccia di rossetto, un velo di cipria, curata. Il nero è elegante, ma fa anche bistrot, esistenzialismo, quelle cose lì. Le dona. Mi scruta, ironica. Abituata a soppesare e comandare, direi. Infatti porta i pantaloni, a parte che sono comodi. Sì, ma anche il golfino con le maniche traforate. Dai buchini occhieggiano le braccia nude. E dài che lo sai, le donne sono donne. Ricordarsi di chiederle perché non ha quadri alle pareti. Né soprammobili. Solo un vaso di fiori bianchi, nella stanza bianca. Una semplicità così studiata, da osso duro. Sembra di stare in una rivista chic di Park Avenue. Invece, è Nova Spes, fondazione cattolica, palazzo liberty nel centro di Roma. Un trust di filosofi e scienziati. Pigliano un tema controverso, clonazione o guerra in Iraq, e ci

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Vittorio, il plotiniano che gioca a Bridge

Vittorio, il plotiniano che gioca a Bridge di Giancarlo Perna (Il Giornale 24.12.02) Da ragazzo, Vittorio Mathieu era un somarello. In prima liceo a Torino si infatua di sua cugina Clotilde, qualche anno più di lui e futura moglie di Manlio Brosio, che fu ambasciatore e segretario generale della Nato. Cotta spirituale, fatta di cinguettii sulla poesia, la vita, i massimi sistemi. Sotto il suo influsso (ma non per sua colpa), si ammala di setticemia in seconda liceo. Mentre giace per mesi a letto, la musa di Clotilde, che di persona si era già dileguata per altri lidi, agisce prepotentemente su di lui. Vittorio legge, studia e recupera il tempo perduto da fanciullo a caccia di lucertole tra le pietraie di Varazze dov’è nato 79 anni fa. All’esame di terza liceo, è il primo del liceo. Per li rami si laurea in filosofia teoretica a Torino, la insegna all’università di Trieste, vince la cattedra di filosofia morale a Torino, è accademico dei Lincei e, pensa e ripensa, diventa seguace di Plotino, filosofo del III secolo. E’ in quanto plotiniano che giorni fa, incontrandolo in piazza di Spagna, gli chiedo: “La faresti una chiacchierata su come si manifesta il tuo plotinismo

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