Tavola rotonda – Il lato oscuro della comunicazione. A partire da Paradoxa 2/2014

9 febbraio 2015, Roma Sala Perin del Vaga, Istituto L.  Sturzo – Via delle Coppelle 35 Partecipanti: Andrea Bixio, Carlo Donolo, Giacomo Marramao, Mario Morcellini, Stefano Petrucciani, Gennaro San Giuliano. L’incontro è organizzato in occasione dell’uscita del numero della rivista «Paradoxa» I guasti della comunicazione, a cura di Mario Morcellini (VIII, 2, 2014).

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Gianfranco Pasquino – PERCHÉ SONO SCOMPARSE LE CULTURE POLITICHE IN ITALIA

(estratto da Paradoxa 4/2015) Quella fatidica notte tra l’8 e il 9 novembre 1989, il muro di Berlino crollò non soltanto sugli impreparati partiti politici italiani che avevano dominato la storia della prima lunga fase della Repubblica, praticamente cancellandoli, ma si abbatté anche sulle loro, evidentemente già diventate evanescenti, culture politiche. Chi, già sappiamo che continuano ad essere pochissimi, rileggesse gli Atti della Costituente, noterebbe immediatamente quanto significativi, importanti, produttivi sono stati i riferimenti alle maggiori culture politiche del tempo: liberalismo, cattolicesimo-democratico, socialismo e comunismo, con cenni an-che al pensiero federalista. Molti articoli della Costituzione portano chiara l’impronta di ciascuna e di tutte quelle culture politiche. Se nell’art. 11 si trovano echi del federalismo, il monumento alle culture politiche è rappresentato dall’art. 3 nel quale il lessico offre l’esempio migliore di come i Costituenti volessero evidenziare il pluralismo delle loro culture e la loro convergenza su quello che molti considerano il principio predominante della Costituzione italiana. Questo principio non è, a mio parere, l’eguaglianza in quanto tale, ma il compito affidato alla Repubblica, ovvero ai cittadini, di rimuovere gli ostacoli per dare vita ad una convivenza basata sulla partecipa-zione. La menzione dei ‘cittadini’ richiama la cultura politica liberale e, in

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Marco Valbruzzi – CINQUE TESI SULL’ASSENZA DI CULTURE PARTITICHE IN ITALIA

(estratto da Paradoxa 4/2015) PREMESSA ALLE TESI In mezzo alla caotica politica italiana, c’è una certezza sulla quale può facilmente convenire l’opinione della maggior parte degli studiosi e dei politici: nel corso degli ultimi venticinque anni non si è vista traccia, tra i mutevoli ed effimeri partiti politici, di una qualsivoglia forma di cultura politica. Chi ha provato ad elaborarne una, in realtà pochi intellettuali isolati e inconcludenti, ha dovuto ben presto ammettere la propria sconfitta. Questo è il dato di partenza da cui prende spunto il numero di questa rivista, vale a dire la scomparsa o – come meglio preciserò a breve – l’assenza di una visione culturale nella politica italiana. Com’è emerso da molti degli articoli inclusi in questo fascicolo, la grande slavina che, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha travolto l’intero sistema partitico della prima fase repubblicana (1947-1992), ha finito per lasciare dietro di sé soltanto macerie e pochi e del tutto fugaci tentativi di elaborazioni culturali alternative. Tra questi pochi sforzi, finiti purtroppo in un nulla di fatto, va certamente incluso il breve tentativo «ulivista» di inserire il centrosinistra italiano all’interno della discussione che a metà degli anni Novanta aveva

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Ioannis Papageorgiou – CRISI GRECA, CRISI EUROPEA E CRISI DI LEGITTIMITA’ IN EUROPA

(estratto da Paradoxa 3/2015) Introduzione Alle prime ore del mattino del 13 luglio 2015, dopo diciassette ore di negoziati al vertice dei capi di stato dell’Eurozona – e molte ore di più a livello dell’Eurogruppo e di altri gruppi tecnici – la Grecia ha concordato con gli altri partner europei un terzo pacchetto di salvataggio per l’economia in crisi del Paese. Questo risultato ha messo fine al più recente, e speriamo ultimo, capitolo della ‘tragedia’ greca, iniziata nel 2010 con l’incapacità del Paese di finanziare il suo debito pubblico e la conseguente richiesta di assistenza presentata all’Eurozona. La crisi era nata come una crisi del debito pubblico, che un Paese dotato di una politica monetaria indipendente avrebbe potuto risolvere con una svalutazione della propria moneta. Tuttavia, l’esclusione di questa possibilità per i Paesi che fanno parte dell’unione economica e monetaria europea ha portato lo spettro del default economico del Paese all’interno dell’Eurozona o, peggio ancora, la Grexit, cioè, la fuoriuscita dalla zona euro o addirittura dall’Unione Europea – visto che i Trattati prevedono una procedura per l’uscita dall’Unione europea, ma non dall’Unione monetaria, che si suppone irreversibile. La crisi greca è stata soprattutto una crisi generata da cause interne. Messe

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2015

La scomparsa delle culture politiche in Italia A cura di Gianfranco Pasquino Il muro di Berlino si è abbattuto rovinosamente non soltanto sui partiti politici italiani che avevano dominato la storia nazionale della prima fase della Repubblica, ma anche sulle varie culture di cui questi si facevano, in modo più o meno aderente, portavoce: liberalismo, cattolicesimo-democratico, socialismo, comunismo, azionismo, federalismo, che sino a quel momento avevano dato espressione a una realtà politica poliedrica, subiscono più o meno direttamente il contraccolpo del crollo delle ideologie. Muovendo dalla constatazione di un dato di fatto, vale a dire l’incapacità, da parte dei molteplici volti della cultura politica italiana, di leggere la realtà seguita al 1989 e di adeguarsi al mutamento dei tempi, questo fascicolo di Paradoxa, attraverso le analisi dei vari autori interpellati, procede ricostruendo gli sviluppi della fisionomia e le cause della scomparsa delle varie culture politiche italiane: dalla socialista (Amato) alla liberale (Rebuffa), dalla cattolico-democratica (Giovagnoli) alla comunista (Occhetto), da quella di destra (Veneziani) a quella azionista (Merlini) e ‘gramsciazionista’ (Cofrancesco). Una panoramica generale è quindi offerta dal curatore Pasquino, che apre alle questioni via via messe in campo dai singoli autori, e da Valbruzzi, che avanza cinque tesi sulla scomparsa

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 3 – Luglio/Settembre 2015

Europa. Ne abbiamo abbastanza? A cura di Roberto Castaldi A fronte di una crisi economica quasi decennale e di un quadro geopolitico instabile, l’Unione Europea vive un momento storico particolarmente delicato, di cui la crisi greca, gli imponenti fenomeni migratori e i conflitti in Medio Oriente rappresentano alcuni esempi paradigmatici. Da più parti ci si è interrogati sull’opportunità o meno di continuare a perseguire un progetto europeo. Ecco in che senso, volutamente equivoco, la questione se «ne abbiamo abbastanza» dell’Europa si impone. Sotto questo profilo, le pagine di questo fascicolo di «Paradoxa» fermano proprio quegli elementi che, ad avviso degli autori, possono rappresentare una adeguata chiave di lettura e di intervento per un rafforzamento degli equilibri dell’Unione: anzitutto ricordando le conquiste guadagnate, quindi mettendo in luce le sfide da affrontare, sia sul versante politico che su quello economico. In particolar modo, sul piano politico quel che emerge con preponderanza è la convinzione che occorra una salda legittimazione di una sovranità europea, mentre su quello economico si rivela in prima istanza un deficit di governance. Tra le possibili risposte viene avanzata l’idea, condivisa da molti degli autori, di una necessaria federalizzazione dell’UE. Ci si interroga inoltre sul ruolo che, nel quadro

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 2 – Aprile/Giugno 2015

Una giustizia sbilanciata A cura di Justin O. Frosini In Italia si parla dei problemi del sistema giudiziario da lungo tempo. Molti ritengono che esso sia sovraccarico, sotto-finanziato ed eccessivamente burocratizzato, il che rende difficile per i cittadini avvalersi di processi veloci. In questo numero di «Paradoxa» si è cercato di affrontare alcuni dei problemi di fondo della giustizia, dai quali emerge l’equilibrio ‘sbilanciato’ che la caratterizza. Dalla progressiva espansione del potere giudiziario in Italia negli ultimi decenni all’eccessiva durata delle tempistiche burocratiche che connota il funzionamento della giustizia civile; dal controverso ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura a seguito della riforma proposta dal Governo Renzi alle problematiche inerenti l’impianto legislativo, in ordine soprattutto a deficienze nella qualità redazionale e ipertrofie normative; dall’evoluzione e progressiva estensione di competenze dell’ordinamento giudiziario antimafia nell’ultimo trentennio alla disamina di alcune sentenze giudiziarie controverse da parte della Corte Costituzionale (aspetto esaminato dal curatore Frosini). Si staglia un quadro di cui, da molteplici angolazioni, i vari contributi concorrono a dipingere i tratti meno limpidi: un passaggio necessario per elaborare una proposta di intervento concreta, collettiva, che contribuisca a ‘ribilanciare’ la giustizia italiana. Indice:

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Paradoxa, ANNO IX– Numero 1 – Gennaio/Marzo 2015

Una storia presidenziale (2006-2015) A cura di Gianfranco Pasquino All’indomani delle dimissioni di Giorgio Napolitano dalla Presidenza della Repubblica, formulare un giudizio complessivo sulla sua «storia presidenziale» sembra possibile, forse addirittura doveroso. Questo numero di «Paradoxa» ferma alcuni degli aspetti più discussi dei due mandati di Napolitano, calandoli all’interno della delicata congiuntura storica in cui il Presidente si è trovato a operare. Non si può tacere allora sul (controverso) interventismo politico di cui Napolitano in più di una occasione ha dato prova (elemento, questo, su cui non a caso indugiano quasi tutti gli autori: da Gianfranco Pasquino, curatore del numero, a Ugo De Siervo; da Selena Grimaldi a Valentina Reda; da Ilvo Diamanti a Sofia Ventura); oltre a ciò, a comporre questa «storia presidenziale» concorrono in varia misura un deciso profilo europeistico (sottolineato specialmente da Marco Valbruzzi), una attenzione costante nei riguardi di un non più rinviabile programma di riforme istituzionali e una non comune capacità comunicativa. Ulteriori elementi di riflessione provengono poi dalle pagine di Ilvo Diamanti, che ricostruisce il percorso presidenziale dal punto di vista dell’opinione pubblica, e di Paolo Pombeni, che sottolinea la capacità, da parte di Napolitano, di tenere in equilibrio volontà personale e circostanze storiche.

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