Tavola rotonda – Il malessere della democrazia (o dei suoi teorici)

7 ottobre 2011, Roma Camera dei Deputati, Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, Via del Seminario 76 Il numero di Paradoxa sulla democrazia propone uno spartiacque inedito, che rimodella quelli tradizionali (destra/sinistra, democrazia formale/d. sostanziale, etc.): da una parte vi è chi pone, con forza, il problema di uno stato di malessere del sistema democratico, arrivando, al limite, alla denuncia di un’emergenza democratica in Italia; dall’altra c’è chi colloca questo malessere non tanto a livello della democrazia reale, quanto a livello di teorie che paradossalmente – nel tentativo di difendere o celebrare la democrazia come valore – tradiscono tratti profondamente antidemocratici. Si impongono alcune domande: la democrazia è un valore o uno strumento? Quali e quanti diritti (sociali, politici, etc.) sono costituzionalizzabili? E quali e quanti sono compatibili fra loro? Le forme di governo sovranazionali sono ‘diversamente’ democratiche? Come pensare lo spazio (democratico) per un conflitto tra visioni alternative di democrazia? Interventi: Partecipanti: Dino Cofrancesco, Alessandro Ferrara, Corrado Ocone, Piero Ostellino, Vittorio Emanuele Parsi, Gianfranco Pasquino, Antonio Polito

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Pavel Rebernik – LA MORTE COME APERTURA DI SENSO. THE BUCKET LIST DI ROB REINER (2007)

(estratto da Paradoxa 3/2011) Edward Perriman Cole è morto in maggio Era domenica, di pomeriggio e nel cielo non c’era una nuvola È difficile capire il valore della vita di una persona C’è chi dice che viene misurato da quelli che gli sopravvivono Qualcuno crede che si possa misurare nella fede Qualcuno dice nell’amore Altri dicono che la vita non ha proprio senso Io? Io penso che uno misura se stesso in base alle persone che si sono misurate su di lui Con queste parole si apre il film di Rob Reiner, The Bucket List («La lista del capolinea» o «La lista in vista della fine», reso in italiano con «Non è mai troppo tardi»). Repentinamente e senza mezzi termini esse pongono al centro dell’attenzione l’invito a cogliere l’attualità e la necessità di una riflessione su ciò che costituisce il problema filosofico per eccellenza: l’esistenza dell’uomo e la sua vibrante domanda di senso. Il tema della morte, che dona ritmo al film, consente a sua volta di articolare la domanda in tre direzioni: 1) ricerca di senso: nel mondo, nell’uomo, in Dio; 2) assenza di senso: ateismo; 3) morte di senso: nihilismo. Le parole di apertura sono quelle del narratore,

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Redazione Paradoxa – MISURARE IL VALORE AGGIUNTO CULTURALE

Il 16 febbraio, presso la sede della Fondazione Nova Spes, si è svolto il seminario dal titolo “Misurare il valore aggiunto culturale”. Hanno partecipato: Stefano Bancalari (Fondazione Nova Spes), Luigi Cappugi (Fondazione Nova Spes), Pellegrino Capaldo (Associazione Amici Sturzo), Maurizio Carrara (Unicredit Foundation), Caterina Cittadino (Fondazione Astrid), Melina Decaro (Fondazione Adriano Olivetti), Antonio Fazio (Fondazione Generali), Stefania Mancini (Fondazione Charlemagne, Assifero), Laura Paoletti (Fondazione Nova Spes), Laura Pizei (Fondazione Craxi), Stefano Semplici (Fondazione Nova Spes), Pierluigi Valenza (Fondazione Nova Spes), Stefano Zamagni (Fondazione Nova Spes). Il PIL è un parametro d’osservazione fondamentale del livello di produttività di un Paese e, per quanto se ne possano evidenziare difetti e manchevolezze, nessuno oggi oserebbe ignorarlo o negare la realtà economica che esso rappresenta. Eppure, ha ricordato Stefano ZAMAGNI nella sua relazione introduttiva, non è sempre stato così: prima degli anni Venti l’indice PIL non esisteva; ed è stato costruito in funzione di necessità specifiche, conseguenti alla situazione venutasi a creare dopo la Prima Guerra Mondiale (in particolare per rimarcare la superiorità dello sviluppo economico dei Paesi capitalisti su quello dell’Unione Sovietica). L’esempio intende rendere lampante che persino nella più oggettiva delle misurazioni, si nasconde un elemento marcatamente soggettivo, che non inficia affatto

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Paradoxa, ANNO V – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2011

Per una politica dei beni comuni a cura di Stefano Zamagni Il fascicolo 4/2011 di «Paradoxa», curato dall’economista Stefano Zamagni, si occupa di una problematica di estrema rilevanza pratica, che è andata acquistando una crescente centralità nel dibattito pubblico occidentale dell’ultimo trentennio: quella dei beni comuni. I saggi trattano da diverse angolature gli aspetti del problema: acqua, cultural commons, abitabilità; fornitura e gestione dei commons, beni comuni e sviluppo. Tre sono i filoni principali che ne risultano. In primo luogo, il tema della natura peculiare del bene comune, un bene né privato né pubblico. In secondo luogo, la questione del paradigma di razionalità che va adottato nella trattazione dei commons: necessità di superare il modello di rational choice e dell’homo oeconomicus privilegiato dalle scienze sociali e dalla teoria economica. Infine, la questione della gestione dei beni: privata, statalistica o comunitaria? Alcuni interrogativi sollevati dal numero aprono a ulteriori riflessioni e soluzioni: è possibile percorrere una «terza via», alternativa alla proprietà e/o gestione pubblica e privata? È giunto il momento che i cittadini stessi, in forma associativa (cooperative di comunità, cooperative di utenza etc.), assumano il controllo diretto di questi beni? L’applicazione dell’ultima ipotesi esige, secondo il Curatore, una «democrazia più

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Paradoxa, ANNO V – Numero 3 – Luglio/Settembre 2011

La religione sul set. Un esperimento fenomenologico a cura di Stefano Bancalari Cos’è la religione? E come viene vissuta, oggi? Il numero 3/2011 di «Paradoxa», a cura di Stefano Bancalari, affronta il tema dall’angolo visuale della cinematografia. Gli autori, tutti di formazione filosofica, mostrano come alcuni film possano rivelarsi più significativi dei sondaggi sui comportamenti dei praticanti o delle teorie sulla (de)secolarizzazione. Non si tratta di un tentativo di filosofia del cinema, né di un’analisi volta alla formulazione di un giudizio estetico sui film presi in esame, ma di un «esperimento fenomenologico», come recita il sottotitolo, una pratica di un accesso «laterale» al fenomeno religioso. Gli osservatori coinvolti, attraverso film usciti nell’ultimo decennio – da The Tree of Life di Malick a L’ora di religione di Bellocchio, passando per A serious Man dei fratelli Cohen e La Passione di Cristo di Gibson – mettono da parte le questioni sull’essenza del religioso in favore di un approccio descrittivo, lasciando che la religione stessa si mostri naturalmente per quello che è. Ogni film si rivela a suo modo paradigmatico: religione come religione storica più o meno istituzionalizzata; religione come insieme di pratiche e credenze; religione come metafisica, o come esperienza che smuove

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Paradoxa, ANNO V – Numero 2 – Aprile/Giugno 2011

Quelli che… la democrazia a cura di Dino Cofrancesco Il punto di partenza del fascicolo 2/2011 di «Paradoxa», curato da Dino Cofrancesco, è un dato di fatto: la democrazia liberale in Italia è sotto processo da almeno vent’anni. Osserva il Curatore nell’Introduzione che questo attacco «va preso in seria considerazione, anche perché alcune o molte delle disfunzioni che vengono enunciate sono innegabili». Eppure le soluzioni oggi prospettate dai più eminenti teorici della democrazia sembrano talvolta «peggiori dei mali» da curare. Su questo presupposto, gli autori s’impegnano in un serrato corpo a corpo col pensiero di Michelangelo Bovero, Luciano Canfora, Paul Ginsborg, Massimo L. Salvadori, Nadia Urbinati, Maurizio Viroli, Gustavo Zagrebelsky, individuandone sfasature teoriche e incongruenze pratiche. Il fascicolo dà avvio a una formula inedita «a due voci», poi rivisitata nel fascicolo 1/2012 Liberali, davvero!. Vi confluisce – conformandosi spontaneamente al tema in questione, la democrazia – la proficuità della logica conflittuale e del confronto, sin dal primo numero uno dei motivi ispiratori di «Paradoxa». Il risultato, e la traccia che ha definito la discussione scaturita dal numero, è la messa in crisi di un presupposto indiscusso della concezione democratica mainstream in Italia: un’idea «troppo esigente» della democrazia, una concezione «paternalista»,

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Paradoxa, ANNO V – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2011

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Merito/Uguaglianza a cura di Vittorio Mathieu La sezione monografica del primo fascicolo di «Paradoxa» 2011, a cura di Vittorio Mathieu, affronta una questione quanto mai spinosa, quella del «merito». Tradizionalmente in Italia si invoca il merito come panacea. Ma è un criterio morale o di efficienza? E al merito va sempre subordinato il principio di uguaglianza? Il fascicolo definisce sin nella configurazione grafica della copertina una scala ideale, i cui estremi sono appunto rappresentati dal principio del merito, da un lato, e dal principio dell’uguaglianza, dall’altro, da prospettive tematiche distinte eppure connesse: diritto, mercato, politica, scuola e formazione. Prendiamo ad esempio due posizioni agli antipodi, quella di Francesca Rigotti e quella di Vittorio Mathieu. La prima intitola il suo contributo Contro il merito e argomenta: la riproposizione dei criteri di merito ed eccellenza è il frutto della svalutazione del concetto di uguaglianza, che andrebbe rimesso in valore. Il secondo, all’opposto, evidenzia come il merito sia un compito socialmente doveroso. Entrambi convergono però nello smantellare un presupposto diffuso e indiscusso, quello per cui il merito sarebbe un concetto etico-morale. Filo rosso del fascicolo è dunque il carattere problematico del merito, che non va in ogni caso interpretato come imperativo assoluto, ma

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