Antonio Maria Orecchia – «LA REPUBBLICA DELLE PERE INDIVISE»: ETICA, POLITICA E NON SOLO NELL’ITALIA CONTEMPORANEA
(Estratto da Paradoxa 4/2025) «Quella presenza apparentemente perenne nei governi italiani rappresentava un atteggiamento verso la politica che io non potevo condividere. Egli sembrava portatore di una decisa avversione ai principi, se non addirittura della convinzione che un uomo dai saldi principi fosse condannato alla parte dello zimbello». Era molto severa Margaret Thatcher con Giulio Andreotti, nel suo The Downing Street Years pubblicato nel 1993 e scritto – peraltro – prima che esplodessero le vicende giudiziarie del senatore, raggiunto da un avviso di garanzia per associazione mafiosa nello stesso 1993. E, poche righe più avanti, il giudizio si allargava al Paese: «può ben darsi che il sistema politico italiano non esigesse convinzioni politiche […], personalmente, però, non ho mai potuto fare a meno di provare avversione per coloro che la esercitavano». La ‘Lady di Ferro’ ragionava sul rapporto tra etica e politica, e sulla concezione stessa della politica: come acquisizione, mantenimento e gestione del potere in un caso, oppure individuazione e servizio del bene comune, nell’altro. O ancora – richiamando il capolavoro di Max Weber del 1919, La politica come professione – pensava alla fondamentale distinzione tra l’«etica della convinzione» e l’«etica della responsabilità»: chi segue la prima agisce obbedendo sino



