Paradoxa, ANNO XI – Numero 2 – Aprile/Giugno 2017

Le società (in)civili a cura di Gianfranco Pasquino Associazionismo: mettersi insieme è sempre un bene? Magistrati, parlamentari, giornalisti, docenti universitari sembrano spesso avere un piede di qua e uno di là, in bilico su quel sottile confine tra associazione e corporativismo, organizzazione e casta, là dove il capitale sociale non costruisce ponti, ma sembra innalzare muri. Società incivile, allora? Le cose non sono così semplici, specie quando la posta in gioco è la democrazia.   Indice:

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Paradoxa, ANNO XI – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2017

Scienziati, giù dalla torre d’avorio! a cura di Riccardo Pozzo Paradosso: gli enti di ricerca pagano i loro prodotti 4 volte, spesso con fondi pubblici. Chi ci guadagna? Certo non gli autori, che anzi (altro paradosso) devono pagare i diritti di utilizzo dei propri stessi lavori. Si decide di parlare di scienza aperta, e ci si scopre a rimescolare il gran calderone delle aporie del processo di produzione scientifica. Ma che si intende poi, di fatto, per open science, e con quali (quanti!) problemi ci si trova a fare i conti?   Indice:

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Paradoxa, ANNO X – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2016

Maledetto lobbying! La società aperta e le sue lobby A cura di Marco Valbruzzi Il dibattito pubblico italiano non brilla certo per limpidezza e chiarezza. Molte categorie concettuali e altrettante espressioni politiche sono spesso utilizzate, anche dai cosiddetti operatori dell’informazione, in maniera assolutamente distratta e distorta. L’esempio migliore di questo infelice stato dell’arte ci è fornito, probabilmente, dalla parola «lobby»: in Italia più che altrove, questa parola è stata caricata di significati negativi che rimandano a fenomeni di tutt’altro genere, a partire dal semplice malaffare per finire con la corruzione più sfrenata. Ben consapevole che invertire la rotta sia un’impresa tutt’altro che semplice, il curatore Valbruzzi invita a provare a pensare al fenomeno lobbistico in modo più equilibrato. Siamo alla vigilia dell’attesa approvazione del Registro dei rappresentanti di interessi alla Camera dei Deputati, eppure, sottolineano curatore e più d’uno tra gli autori, parlare di ‘trasparenza’ e di ‘regolamentazione’ è una condizione sì necessaria, ma insufficiente. Occorre pensare concretamente il ruolo dei gruppi di interesse nella vita politica, le possibilità di mediazione e informazione civica, la spinta propulsiva nell’equilibrare e riequilibrare i vari gruppi in gioco, bene pubblico e interessi privati. Avvalendosi anche del contributo diretto dei principali esponenti di alcune

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Paradoxa, ANNO X – Numero 3 – Luglio/Settembre 2016

Oltre la crisi dei rifugiati. Le tante facce dell’immigrazione in Italia A cura di Tiziana Caponio La storia migratoria del nostro Paese si colloca in un quadro comune a tutta la UE, ovvero l’intreccio di tre crisi che, con intensità e in modo diverso, hanno influenzato il dibattito politico e gli interventi di policy dell’Unione: la crisi dell’integrazione, quella economica e, soprattutto, la crisi dei rifugiati rappresentano la trama principale per dar conto della complessità dei flussi migratori. E questo è proprio il tentativo compiuto da questo fascicolo. Si pensi, ad esempio, a come la crisi dei rifugiati sta mettendo a dura prova il diritto di asilo, uno dei pilastri stessi della cultura europea dei diritti (aspetto, questo, sul quale si sofferma Sciortino). Ma le sfaccettature sono molteplici, e una disamina efficace del fenomeno migratorio deve tenerne conto. Sul piano economico allora, seguendo l’indagine di Anastasia, si esamina l’impatto della recente crisi finanziaria sui flussi migratori: a quali livelli è penetrata, quali categorie ne sono state maggiormente colpite. Sul piano dell’integrazione, ci si interroga piuttosto su quali siano le politiche comunitarie in tema di migrazioni: su questo aspetto, Ferrera offre all’indagine una categoria, quella di ‘ospitalità’, che potrebbe aiutare a

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Paradoxa, ANNO X – Numero 2 – Aprile/Giugno 2016

La geopolitica che viene A cura di Emidio Diodato Lo spazio che abitiamo non è (solo, né soprattutto) quello delle leggi astronomiche e fisiche, ma è un effetto politico, come tale passibile di consenso (o dissenso) e di azioni volte a modificarne i connotati. Non di altro, in fondo, si discute in questo fascicolo: di «geopolitica», appunto, strano connubio tra la storia e la geografia (e molto altro), che si presenta come un insieme di problemi e metodi tanto imprescindibile per la comprensione del presente, quanto negletto soprattutto in area italiana. Per questo motivo, sin dall’Introduzione, il Curatore Emidio Diodato ha scelto di muoversi su un doppio binario: quello di offrire le coordinate indispensabili per orientarsi in un ambito problematico non necessariamente familiare al lettore (quando è nato il termine ‘geopolitica’? quali sono i modelli teorici principali?), ma anche quello di provare a tratteggiare alcune linee prospettiche lungo le quali sia possibile immaginare anche l’evoluzione della geopolitica, oltre che il solo stato dell’arte. È in tale cornice che si discute del controverso TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Di Nolfo), o della politica estera della Russia di Putin, alla ricerca di uno statuto post-bipolare (Giusti); e ancora dei processi

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2015

La scomparsa delle culture politiche in Italia A cura di Gianfranco Pasquino Il muro di Berlino si è abbattuto rovinosamente non soltanto sui partiti politici italiani che avevano dominato la storia nazionale della prima fase della Repubblica, ma anche sulle varie culture di cui questi si facevano, in modo più o meno aderente, portavoce: liberalismo, cattolicesimo-democratico, socialismo, comunismo, azionismo, federalismo, che sino a quel momento avevano dato espressione a una realtà politica poliedrica, subiscono più o meno direttamente il contraccolpo del crollo delle ideologie. Muovendo dalla constatazione di un dato di fatto, vale a dire l’incapacità, da parte dei molteplici volti della cultura politica italiana, di leggere la realtà seguita al 1989 e di adeguarsi al mutamento dei tempi, questo fascicolo di Paradoxa, attraverso le analisi dei vari autori interpellati, procede ricostruendo gli sviluppi della fisionomia e le cause della scomparsa delle varie culture politiche italiane: dalla socialista (Amato) alla liberale (Rebuffa), dalla cattolico-democratica (Giovagnoli) alla comunista (Occhetto), da quella di destra (Veneziani) a quella azionista (Merlini) e ‘gramsciazionista’ (Cofrancesco). Una panoramica generale è quindi offerta dal curatore Pasquino, che apre alle questioni via via messe in campo dai singoli autori, e da Valbruzzi, che avanza cinque tesi sulla scomparsa

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 3 – Luglio/Settembre 2015

Europa. Ne abbiamo abbastanza? A cura di Roberto Castaldi A fronte di una crisi economica quasi decennale e di un quadro geopolitico instabile, l’Unione Europea vive un momento storico particolarmente delicato, di cui la crisi greca, gli imponenti fenomeni migratori e i conflitti in Medio Oriente rappresentano alcuni esempi paradigmatici. Da più parti ci si è interrogati sull’opportunità o meno di continuare a perseguire un progetto europeo. Ecco in che senso, volutamente equivoco, la questione se «ne abbiamo abbastanza» dell’Europa si impone. Sotto questo profilo, le pagine di questo fascicolo di «Paradoxa» fermano proprio quegli elementi che, ad avviso degli autori, possono rappresentare una adeguata chiave di lettura e di intervento per un rafforzamento degli equilibri dell’Unione: anzitutto ricordando le conquiste guadagnate, quindi mettendo in luce le sfide da affrontare, sia sul versante politico che su quello economico. In particolar modo, sul piano politico quel che emerge con preponderanza è la convinzione che occorra una salda legittimazione di una sovranità europea, mentre su quello economico si rivela in prima istanza un deficit di governance. Tra le possibili risposte viene avanzata l’idea, condivisa da molti degli autori, di una necessaria federalizzazione dell’UE. Ci si interroga inoltre sul ruolo che, nel quadro

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Paradoxa, ANNO IX – Numero 2 – Aprile/Giugno 2015

Una giustizia sbilanciata A cura di Justin O. Frosini In Italia si parla dei problemi del sistema giudiziario da lungo tempo. Molti ritengono che esso sia sovraccarico, sotto-finanziato ed eccessivamente burocratizzato, il che rende difficile per i cittadini avvalersi di processi veloci. In questo numero di «Paradoxa» si è cercato di affrontare alcuni dei problemi di fondo della giustizia, dai quali emerge l’equilibrio ‘sbilanciato’ che la caratterizza. Dalla progressiva espansione del potere giudiziario in Italia negli ultimi decenni all’eccessiva durata delle tempistiche burocratiche che connota il funzionamento della giustizia civile; dal controverso ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura a seguito della riforma proposta dal Governo Renzi alle problematiche inerenti l’impianto legislativo, in ordine soprattutto a deficienze nella qualità redazionale e ipertrofie normative; dall’evoluzione e progressiva estensione di competenze dell’ordinamento giudiziario antimafia nell’ultimo trentennio alla disamina di alcune sentenze giudiziarie controverse da parte della Corte Costituzionale (aspetto esaminato dal curatore Frosini). Si staglia un quadro di cui, da molteplici angolazioni, i vari contributi concorrono a dipingere i tratti meno limpidi: un passaggio necessario per elaborare una proposta di intervento concreta, collettiva, che contribuisca a ‘ribilanciare’ la giustizia italiana. Indice:

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Paradoxa, ANNO IX– Numero 1 – Gennaio/Marzo 2015

Una storia presidenziale (2006-2015) A cura di Gianfranco Pasquino All’indomani delle dimissioni di Giorgio Napolitano dalla Presidenza della Repubblica, formulare un giudizio complessivo sulla sua «storia presidenziale» sembra possibile, forse addirittura doveroso. Questo numero di «Paradoxa» ferma alcuni degli aspetti più discussi dei due mandati di Napolitano, calandoli all’interno della delicata congiuntura storica in cui il Presidente si è trovato a operare. Non si può tacere allora sul (controverso) interventismo politico di cui Napolitano in più di una occasione ha dato prova (elemento, questo, su cui non a caso indugiano quasi tutti gli autori: da Gianfranco Pasquino, curatore del numero, a Ugo De Siervo; da Selena Grimaldi a Valentina Reda; da Ilvo Diamanti a Sofia Ventura); oltre a ciò, a comporre questa «storia presidenziale» concorrono in varia misura un deciso profilo europeistico (sottolineato specialmente da Marco Valbruzzi), una attenzione costante nei riguardi di un non più rinviabile programma di riforme istituzionali e una non comune capacità comunicativa. Ulteriori elementi di riflessione provengono poi dalle pagine di Ilvo Diamanti, che ricostruisce il percorso presidenziale dal punto di vista dell’opinione pubblica, e di Paolo Pombeni, che sottolinea la capacità, da parte di Napolitano, di tenere in equilibrio volontà personale e circostanze storiche.

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