Paradoxa, Anno XX – Numero 3 – Luglio/Settembre 2026

Capitalismo e/o democrazia? a cura di Vera Zamagni Il capitalismo, l’ambiente economico e ideologico al quale siamo assuefatti come all’aria che respiriamo, non è affatto naturale come sembra, ma è il frutto di una lunga evoluzione, che vale la pena ricostruire. Si scopre, così, che capitalismo si dice, e si è detto, in molti modi – capitalismo mercantile, industriale, finanziario, capitalismo ibrido, tecno-capitalismo – e che ciascuno di essi, ciascuno a suo modo, insidia la democrazia. Esaminare i punti di frizione tra economia capitalistica e sistemi politico-istituzionali (dagli USA alla Cina) e praticare un’alternativa di mercato come l’economia civile, oggi ampiamente discussa, diventa sempre più necessario per permettere di arginare le molte derive in campo economico e ambientale e ritornare a una democrazia funzionante.    

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Laura Paoletti – Europa: lo spazio di un paradosso

(Editoriale di Paradoxa 2/2026) «In un senso spirituale rientrano nell’Europa i dominions inglesi, gli Stati Uniti, ecc., […] ma non gli zingari che per l’Europa continuano a vagabondare». Con queste parole, pronunciate in occasione di una conferenza tenuta a Vienna nel 1935, Edmund Husserl offre una soluzione al problema dell’identità europea, al prezzo di quel che oggi definiremmo uno sfrenato eurocentrismo. L’Europa non è un’espressione geografica, ma un fatto dello spirito: è il luogo ideale del progressivo dispiegarsi della ragione, che, destatasi in Grecia, ha poi continuato a guidare l’umanità europea verso il telos di una vita integralmente conforme ai più alti ideali razionali. Ne consegue che all’Europa appartiene chi condivide il movimento di questa «sorprendente teleologia»: i popoli lontani delle colonie, che non saranno mai abbastanza grati per la concessione di questa inclusione spirituale, sì; gli zingari, che pur si muovono nei confini geografici europei, ma il cui vagabondaggio è l’emblema stesso della mancanza di un telos, no. Non c’è bisogno di esplicitare i motivi per cui questa impostazione appare oggi non solo improponibile, ma persino impronunciabile. Il punto però è un altro: ci siamo, nel frattempo, lasciati alle spalle oltre alla soluzione anche il problema che Husserl provava

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Paradoxa, Anno XX – Numero 2 – Aprile/Giugno 2026

Europa sotto attacco? a cura di Emidio Diodato L’orizzonte europeo si articola su due livelli: il primo è quello «geopolitico», sul quale propriamente si attua l’azione dell’UE e sul quale quest’ultima subisce l’«attacco» che queste pagine si incaricano di esaminare, provando a identificare chi lo sferra, a soppesare la gravità della minaccia e, ovviamente, a prefigurare strategie efficaci di resistenza. Il secondo è quello «geoculturale», al quale il primo inevitabilmente fa riferimento, traendone nutrimento ideale o, più spesso, scontandone l’elaborazione incompiuta. L’UE è necessaria, ma non è sufficiente: perché non ci può essere Ue senza idea dell’Europa. Tuttavia il telos europeo non è affatto un destino e deve fare i conti con la sua storia di fatto (anche quella coloniale), con i suoi confini di fatto (che non possono essere arbitrariamente estesi) e con tutti quelli che, di fatto, si trovano nei suoi confini.      

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Laura Paoletti – ‘Kentron’. Oltre il luogo comune

(Editoriale di Paradoxa 1/2026) Si farà o no un nuovo partito di centro? E che fisionomia avrà o potrebbe avere? Chi abbia avuto occasione anche solo di sfogliare «Paradoxa», sa che non è la sede più adatta per cercare risposte prêt-à-porter. Non sorprenderà, quindi, se cominciamo con un passo indietro, lungo quasi vent’anni. Questo fascicolo si colloca nel solco di un progetto complessivo di ripensamento della topografia del politico, che costituisce uno degli assi programmatici strutturali della rivista: un ripensamento che ha assunto spesso il carattere della decostruzione di luoghi comuni. Dopo aver provato a far emergere simmetrie non scontate tra Sinistra e destra. Allo specchio («Paradoxa», 3/2008), ci si è chiesti se dietro l’uso incontrollato di un termine icona della cultura di sinistra quale ‘democrazia’ possa nascondersi qualche tendenza di fatto antidemocratica (Quelli che… la democrazia, 2/2011); e se, viceversa, veramente la sinistra possa permettersi di lasciare al fronte opposto la qualifica di ‘liberale’ (Liberali, davvero!, 1/2012). Più recentemente, a un simile lavoro di revisione critica sono state sottoposte anche le Parole della destra (1/2022). Ora è la volta del centro. I luoghi comuni, anche in questo caso, abbondano: il centro è compromesso, opportunismo, equilibrismo, convergenze parallele, palude, e

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Paradoxa, Anno XX – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2026

Copertina Paradoxa 1/2026

Palla al centro. Identikit del partito che (ancora) non c’è a cura di Leonardo Becchetti e Flavio Felice Si farà o no un nuovo partito di centro? E che fisionomia avrà o potrebbe avere? Le analisi qui presentate convergono almeno su un aspetto: il centro non è un luogo o una collocazione, ma un’operazione, una «sintesi», un «metodo», una «chiave di lettura», una «postura», una «cultura», una «prassi». Lo sforzo, da parte di tutti gli autori è quello di profilare l’identità centrista con contenuti il più possibile nitidi, tra i quali emergono senz’altro: personalismo, europeismo, principio di sussidiarietà, ispirazione cristiana, salvaguardia delle istituzioni e dell’interazione con i corpi intermedi (contro la disintermediazione), opzione in favore della complessità di contro a soluzioni semplificatorie e polarizzanti.  

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