Paradoxa, ANNO IV – Numero 3 – Luglio/Settembre 2010

Parole per un nuovo welfare
a cura di Leonardo Becchetti

La crisi finanziaria e la riforma del federalismo fiscale obbligano a un ripensamento del sistema di welfare, che dovrebbe appoggiarsi meno sullo Stato per responsabilizzare maggiormente la società civile. Si apre così la via ad un «welfare delle opportunità», che ponga al suo centro la persona non come soggetto passivo ma come protagonista attivo della ricostruzione di una solida rete sociale. La sfida può essere vinta? Inclusione, responsabilità, efficienza, sussidiarietà sono le parole d’ordine per il nuovo welfare, nella proposta del fascicolo curato da Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia politica. Se, come ricorda Olivero, questa trasformazione consiste nella transizione da un modello lavoristico e fordista a un welfare delle responsabilità, essa procede di pari passo con la riscoperta di un’idea alta di crescita, in direzione di un capitalismo «associativo» e «socialmente responsabile» (Ciampani), in cui un ruolo centrale può essere assolto dai sindacati, o ancora dalle organizzazioni no profit (Decastri): più in generale, dall’individuo nella sua dimensione pubblica (Dotti). Caselli adotta l’angolo visuale della città e parla di «solidarietà creativa», Mennini analizza disfunzioni e costi del sistema sanitario. È, in tutti questi casi, la relazionalità il fuoco del fascicolo, fermo restando che se è necessario passare da uno «Stato» a una «società» del welfare, lo Stato deve pur sempre, dal canto suo, favorire l’azione della società civile mediante un modello di sussidiarietà sostenibile. Il fascicolo è stato discusso nella tavola rotonda Il nuovo welfare tra la big society e lo  shrinking welfare state, svoltasi a Roma il 10 dicembre 2010.


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