• Vittorio, il plotiniano che gioca a Bridge
    di Giancarlo Perna (Il Giornale 24.12.02)

    Da ragazzo, Vittorio Mathieu era un somarello. In prima liceo a Torino si infatua di sua cugina Clotilde, qualche anno più di lui e futura moglie di Manlio Brosio, che fu ambasciatore e segretario generale della Nato. Cotta spirituale, fatta di cinguettii sulla poesia, la vita, i massimi sistemi. Sotto il suo influsso (ma non per sua colpa), si ammala di setticemia in seconda liceo. Mentre giace per mesi a letto, la musa di Clotilde, che di persona si era già dileguata per altri lidi, agisce prepotentemente su di lui. Vittorio legge, studia e recupera il tempo perduto da fanciullo a caccia di lucertole tra le pietraie di Varazze dov’è nato 79 anni fa. All’esame di terza liceo, è il primo del liceo. Per li rami si laurea in filosofia teoretica a Torino, la insegna all’università di Trieste, vince la cattedra di filosofia morale a Torino, è accademico dei Lincei e, pensa e ripensa, diventa seguace di Plotino, filosofo del III secolo.
    E’ in quanto plotiniano che giorni fa, incontrandolo in piazza di Spagna, gli chiedo: “La faresti una chiacchierata su come si manifesta il tuo plotinismo alla vita quotidiana?”. Vittorio carezza il pizzetto da alpino che porta da quando ha l’onor del mento e dice: “Spiegati meglio”. “Ti chiedo un’intervista di filosofia applicata alle faccende concrete. Già fatta e pubblicata una col mistico Luigi Lombardi Vallauri. Vuoi essere da meno?”, sfido. “Fammi una domanda esempio”, dice con filosofica diffidenza.
    “Sei plotiniano 24 ore su 24 o invece quando divori una sella di montone sei solo V. Mathieu affamato?”, dico. “Credo di essere plotiniano anche divorando”, risponde. Mi fissa con gli occhi azzurri e dice: “Il montone si trasforma in gusto, che è un elemento trascendente. Col gusto si assapora l’arte, si arriva alla sapienza. Plotinianamente, è un riunificarsi all’unità. Anche il piacere sensuale è trascendente, la sua irresistibilità è metafisica”. “Perfetto. Mi procuro un bloc notes e vengo”, taglio. E fissiamo appuntamento a breve.
    So che non mi bidonerà. Mathieu frequenta giornali da 30 anni e ne conosce le bizzarrie. Fu introdotto al “Corriere della Sera” da Piero Ottone, suo testimone di nozze. Si divisero quando Ottone divenne direttore e, da conservatore che era, infilò l’eskimo kaki anni ’70. Non era roba per Mathieu, che andò da Ottone e disse: “Non posso scrivere su un giornale che non riesco a leggere”. E passò con Indro Montanelli al “Giornale”, dove continua a pubblicare breve e succoso.
    L’episodio che lo decise a far fagotto, è da spararsi. In via Solferino i soviet sindacali controllavano l’ortodossia degli articoli fino in tipografia. Ne arriva uno di Mathieu. Patito del bridge, aveva commentato la sconfitta in torneo della squadra francese. “Hanno perso perché è prevalso lo spirito accomodante di Pompidou, anziché la fermezza di De Gaulle”, aveva scritto. “Apologia del gaullismo”, sentenziarono i cespugliosi commissari del popolo. L’articolo finì nel cestino, sostituito da una foto.
    “In circostanze analoghe, si sarebbe dimesso anche Plotino?”, chiedo a Mathieu che siede su un divano, in elegante completo grigio. Non è solo stato puntuale all’appuntamento, ma ned è l’anfitrione. Stiamo infatti scroccando un salottino a “Nova Spes”, fondazione del cardinale viennese Koenig, in cui il professore emerito ha qualche incarico. Uno dei mille di una feconda canizie.
    “Certo che si sarebbe dimesso”, risponde. “Plotino non faceva compromessi, tendeva alla perfezione. Era nostalgico della ‘cara patria’, come diceva. Cioè il mondo intelligibile da cui lo spirito proviene e al quale aspira ricongiungersi. Un mondo perduto, che dà senso a quello sensibile in cui siamo precipitati per materializzarci nel corpo”.
    -Beato chi ti capisce. Noi terricoli ci facciamo una filosofia alla giornata. Voi filosofi vi fate la vostra allo stesso modo?
    “Penso di sì. Purché ci sia l’ascolto della musica: dà il senso di una realtà ulteriore che non si esprime a parole”.
    -Vi arrovellate su cose strane. Tipo, se l’idea di cavallo coincida col cavallo in carne e ossa. Come vi viene?
    “I filosofi trovano problemi dove gli altri pensano che le cose vadano da sé. Non hanno soluzioni, ma problemi”.
    -Usate la vostra filosofia come bussola quotidiana?
    “Dubito. I filosofi sono spesso irritabili e non prendono le cose con filosofia. La filosofia non risolve, ma aiuta. Se si è consapevoli che la Provvidenza non è dolce di cuore, ci si dà ragione del male”.
    -Non è molto…
    “La filosofia o non serve a niente o serve a divertire i filosofi. La cosa più filosofica che ho imparato da Augusto Guzzo, mio maestro, è l’obiezione che fece alla moglie che insisteva per una gita a Domodossola: ‘Per quanto sia bello fare una cosa, sarà sempre più bella non farla ’ ”.
    -Sono guzziano anch’io. In tre parole: che vuole dire essere plotiniano?
    “Plotino pensava che gli organismi non sono un assemblaggio di parti, ma un intero proveniente da un’unità più grande. Il nostro mondo sensibile è una caduta nel Molteplice. Il fine è il ritorno all’Uno spirituale”.
    -Buondio. Perché sei plotiniano?
    “Le mie prime letture sono state Kant. Le seconde, Bergson, che sapeva di essere plotiniano, e Schopenhauer, che non lo sapeva. L’ ho letto per consolarmi di avere tragicamente perduto i miei genitori in guerra. Schopenhauer è molto consolante, contrariamente alla fama. Ero già plotiniano quando ho letto Plotino a 40 anni”.
    -Ti si accese il neon.
    “Mi sono accorto che aveva detto tutto e che era inutile filosofare. Ho smesso di fare filosofia teoretica e mi sono occupato di filosofia sociale: la rivoluzione, il denaro, ecc.”
    -Da ora, ti interrogherò in quanto plotiniano. Si può fare affidamento in Dio?
    “Domanda tremenda. Mia moglie dice talvolta: ‘Dio ci ha tenuto la mano sulla testa’. Ma Dio si occupa dei casi singoli? Per Plotino, no. Per il cristianesimo, sì. Come filosofo, mi confesso agnostico. Come cattolico, spero di sì”.
    -Sei un filosofo cattolico?
    “Sono filosofo e cattolico, non per forza un filosofo cattolico. Anche Bartali…”
    -Gino?
    “Sì. Si sa che era ciclista e cattolico. Ma ha senso dire che era un ciclista cattolico?”.
    -Signùr. Che ti aspetti dopo la morte?
    “Mah! Non è esclusa una permanenza in questo mondo per un certo periodo, durante il quale si continua a percepire il proprio ambiente”.
    -E dopo?
    “Lo ignoro”.
    -Veniamo dal nulla e ci torniamo. Ha senso?
    “Non ce ne andiamo come siamo venuti. Abbiamo fatto esperienze. Cesare Zavattini diceva: ‘Non sopprimetemi: ho dei ricordi ’. Per i nichilisti, è niente. Ma il ricordo è più serio dei nichilisti”.
    -Gli animali sono diversi da noi o siamo sulla stessa barca?
    “Sono stato a lungo in campagna a contatto coi bovini. Hanno una psicologia straordinaria. Ma nell’uomo c’è qualcosa, che nemmeno il cane ha: l’agire per dovere, non per interesse”.
    -L’imperativo kantiano…
    “Sì. In un caso ho visto qualcosa di simile tra animali. Il mio gatto aveva mangiato dalla ciotola del cane. La reazione del cane è stata nascondere la ciotola del gatto. Senza toccarne il contenuto, solo per ammonimento”.
    -Donna e uomo sono identici?
    “Identici, no. La donna ha più dignità dell’uomo: può diventare madre di Dio. Nelle prestazioni, invece, è meno. Il bridge è un esempio. Le donne a livello mondiale sono quattro, cinque. Gli uomini una marea. Perché nel bridge prevale chi più ha forza di carattere. E’ la sola inferiorità della donna”.
    -Per un plotiniano cos’è l’amore?
    “L’impalpabilità stilnovistica. Ma anche carne, a patto di esaltarne la metafisicità. Come ha fatto Dante con Beatrice: la desidera, ma la mette in Paradiso”.
    -La donna?
    “Aiuta il filosofo a diventare tale. Un filosofo asessuato non è concepibile”.
    -Meglio l’amicizia o l’amore?
    “Un tempo dicevo che l’amore era una decadenza senile dell’amicizia. Non lo penso più. Ma l’amicizia è superiore all’amore. E’ più formativa”.
    -Che rappresentano i figli?
    “Una sopravvivenza fisiologica di noi stessi. Ma temo i figli che non tagliano il cordone ombelicale, scimmiottando i genitori come Mariotto Segni o Giorgio La Malfa. Segni soprattutto, è impressionante”.
    -Hanno senso ambizione, orgoglio?
    “Sono stimoli utili. Io pecco di superbia. E’ brutto, ma evita l’invidia o il plagio. Scopiazzare un altro, è per me una mancanza di superbia incomprensibile”.
    -Il denaro?
    “Disprezzarlo, è una cattiva superbia. Diceva sant’Agostino: ‘I cristiani diano via i frutti, non il capitale da cui derivano. Può aiutare i poveri ‘ ”.
    -Per quale ideale si può morire?
    “Quello che se tu lo perdessi, perderesti la ragione di vivere. Se fossi costretto a vivere da puro strumento, anche dei miei istinti, preferirei morire”.
    -Suicidarsi?
    “Solo per dovere. Se fossi certo di rivelare sotto tortura cose che mettono in pericolo altre vite, avrei il dovere di uccidermi”.
    -Accetti filosofie diverse dalla tua, hegeliane, minimalite alla Gianni Vattimo?
    “Tollero tutto. In questo, sono con Carlo Mazzantini che era di uno straordinario ecumenismo filosofico. Ma di Vattimo trovo intollerabile la sua intolleranza”.
    -Cosa leggi?
    “Ormai quasi solo per lavoro o a caso. In questi giorni, gli straordinari aforismi dell’illuminista tedesco Lichtenberg, con l’introduzione di Anacleto Verrecchia che è un grande scrittore. Rileggo anche l’eccezionale ‘Fine del mondo antico’ di Santo Mazzarino”.
    -Quali preferenze politiche ha un plotiniano?
    “Il plotiniano Mathieu votava Pli. Mai la Dc, perché era succube del Pci. Il politico che ha ammirato di più, è Salazar”.
    -Il dittatore portoghese di 40 anni fa?
    “Il più grande politico del secolo. Borghese, europeista, colonialista, ma assolutamente non razzista, economista serio. Autoritario, questo sì”.
    -E non ti fa un baffo?
    “Il totalitarismo mi ripugna. L’autoritarismo, no. Sono con Burke: ‘La forma migliore è la monarchia assoluta, temperata dal regicidio’. E dall’esecuzione del regicida, aggiungo io”.
    -Un plotiniano doc, preferisce mare o montagna?
    “Il mio mare era Alassio. Mio padre, ingegnere navale, aveva una barca. Come tutti gli zoppi alla Byron, nuotava benissimo. Nuoto anch’io ma in superficie, mai sott’acqua”.
    -La montagna?
    “La mia, è la Val di Susa. Ho sciato molto. Mia figlia è istruttrice di sci. Lo sci trasforma la gravità in forza motrice e ci libera dai nostri limiti di creature. E’ lo sport più plotiniano che ci sia”.


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