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PROFESSIONE O MESTIERE? (Estratto da Paradoxa 2/2010)

Vittorio Mathieu

Professione o mestiere l’attività del filosofo? La prima interpretazione prevale nell’Ottocento, quando i giovani filosofi smettono di vivere come precettori in case private. La filosofia è divenuta “accademica”. E già Platone aveva spregiato i Sofisti che insegnavano la sophía (capacità tecnica) in cambio di denaro. Nell’Ottocento, però, Schopenhauer qualifica come “ciarlatani” appunto i filosofi delle Università. Del resto Platone aveva fondato la sua scuola (presso i giardini dell’eroe Academo) dopo la delusione e i pericoli incontrati nel tentativo di dare tutta un’altra interpretazione della sua professione: divenire il consulente del tiranno (o strong man) di Siracusa, Dionigi.

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STEFANO ZAMAGNI SUI TAGLI AGLI ISTITUTI CULTURALI: I CRITERI NON SI IMPROVVISANO

Paradoxa intervista Stefano Zamagni

Prof. Zamagni, il taglio dei finanziamenti ai 232 istituti culturali elencati nell’allegato (poi stralciato) del Decreto-Legge del 26 maggio scorso è uno degli aspetti più dibattuti e controversi della manovra economica: qual è la sua posizione in proposito?

Non entro nel merito tecnico del provvedimento e della sua congruità rispetto all’insieme degli interventi volti a far fronte alla crisi economica: a me interessa sottolineare un aspetto più strutturale, che non riguarda questo decreto, né questo governo in particolare: il problema è l’assenza, in Italia, di una vera «politica della cultura».
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UNIVERSITÀ PRONTA ALLA RIFORMA (Estratto da Paradoxa 1/2010)

Andrea Lenzi

Proprio nei peggiori momenti di crisi e di pessimismo sul futuro possono maturare piccole, tacite rivoluzioni che appartengono più alla sfera del fare che a quella del dire: è il caso dell’autoriforma silenziosa che ha caratterizzato, negli ultimi mesi, la vita dell’università italiana. Il mondo accademico, attraverso l’opera del suo organo di rappresentanza, il Consiglio universitario nazionale (Cun), ha compiuto, infatti, una serie di micro-rivoluzioni che rappresentano la migliore risposta ad una campagna mediatica negativa di inusitata violenza, intesa a dipingere la comunità universitaria italiana come la sentina dei peggiori vizi nazionali.

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PERSONALISMO E FINE DELLA VITA  (Estratto da Paradoxa 4/2009)

Vittorio Possenti

Nelle accese discussioni che punteggiano il cammino della legge sulla “fine della vita”, è in gioco in primo luogo la persona, la sua dignità, l’idea che ne formiamo. Una buona legge non deve far tutti contenti – cosa auspicabile ma difficile – piuttosto deve possedere solide basi antropologiche e morali e capacità di largo abbracciamento, cercando punti di intesa sin dove possibile e senza andar contro basi riconosciute e diritti/doveri certi. Una buona legge ha dunque bisogno di un retroterra di “evidenze antropologiche”, e di mantenersi nel quadro dei diritti e doveri costituzionalmente stabiliti.

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POVERA ET NUDA VAI PHILOSOPHIA (Estratto da Paradoxa 2/2010)

Stefano Semplici

Quando arrivai a Roma dalla Toscana nell’ottobre del 1979, per iniziare i miei studi universitari nel Collegio dei Cavalieri del Lavoro, ebbi il privilegio di incontrare il Presidente del Senato con un piccolo gruppo di giovani appena maturati. Amintore Fanfani, sentendo che ero nato anch’io ad Arezzo e avevo scelto Filosofia, mi invitò a completare la citazione di un celebre sonetto di Petrarca: «Povera et nuda vai philosophia…». Non fui in grado di proseguire e di ripetere insieme al poeta che questo, in realtà, è solo quel che «dice la turba al vil guadagno intesa». Feci così una brutta figura, addolcita dall’orgoglio di aver scelto la parte del «gentile spirto», lasciando ad altri (gli economisti?) quello volgare della cupidigia.

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ALLARGARE LO SGUARDO: UN OBIETTIVO E UN METODO (Estratto da Paradoxa 1/2010)

Laura Paoletti

“Paradoxa”, con questo fascicolo, non si propone di aggiungere al dibattito in corso sulla riforma dell’università l’ennesima opinione, pro o contro questo o quell’aspetto specifico delle proposte in discussione.
L’obiettivo di fondo è un altro: dare spazio e respiro al confronto delle opinioni, tentando di smascherare – e magari rimuovere – quei vincoli, quelle abitudini irriflesse che costringono lo sguardo su prospettive anguste: la difesa corporativa dello status quo, il tecnicismo fine a se stesso, l’individuazione dell’avversario di turno (il ministro, l’opposizione, i baroni, l’inefficienza pubblica, le università private).

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CARNEADE CHI ERA COSTUI? (Estratto da Paradoxa 4/2009)

Marta Olivetti Belardinelli

Nell’indirizzare agli Autori invitati la domanda: «Dove sta la coscienza/Where does consciousness reside?», come tema aggregante i contributi da includere in questo fascicolo, si era convinti di aver segnalato una rotta che consentisse di presentare una panoramica delle acquisizioni contemporanee nei diversi settori disciplinari interessati alla operazionalizzazione del concetto di coscienza, evitando gli scogli di una meta-definizione della stessa in astratto ed indipendentemente dalle sue manifestazioni nei sistemi cognitivi naturali o/e artificiali.

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RILEGGENDO PERCHÈ PUNIRE (Estratto da Paradoxa 3/2009)

Francesco D'Agostino

La lettura della nuova edizione di Perché punire è gradevole e coinvolgente. Pur essendo passati diversi anni dalla sua prima apparizione, il libro non ha perso nulla del suo smalto: più che in ogni altra sua opera, infatti, è in questa che Vittorio Mathieu dà fondo alle sue notevolissime doti di comunicatore: il lettore quasi non si avvede di venir trascinato dall’autore in un contesto di raffinata teoresi, nella quale l’elogio dello stoicismo, la critica all’utilitarismo, la rivisitazione della filosofia trascendentale di Kant costituiscono i punti di riferimento per un discorso arioso, che rende attuali tesi molto antiche, mostrando nelle stesso tempo come tesi attuali siano già state confutate, e definitivamente, in epoche ben lontane dalla nostra.

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