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L'EREDITA' MITICA DEL '68: COSA RESTA E COSA FARE DI QUEL CHE RESTA? (Editoriale di Paradoxa 2/2018)

 Laura Paoletti

Alla difficoltà di delineare un profilo univoco del Sessantotto queste pagine non sfuggono. Basti dire che troviamo qui buone ragioni per sostenere che fu un movimento radicalmente rivolto al passato, che solo per caso e per equivoco si incrocia con il processo di modernizzazione che il nostro paese visse in quegli anni; ma anche per sostenere, all’opposto, che fu un movimento ipermodernizzatore che ha consegnato l’Italia al trionfo del capitalismo globale, spazzando via gli argini rappresentati dai valori tradizionali. Forse tale difficoltà non deriva tanto, o solo, dal ben noto riflesso condizionato per cui non c’è frammento della nostra storia che non finisca con l’essere drammaticamente divisivo – e, secondo il Curatore, il ’68 ha voluto essere esattamente questo: una lotta della luce contro le tenebre – , quanto dal fatto che per molti aspetti ci siamo ancora dentro: disorientati come Fabrizio a Waterloo che, trovandosi nel bel mezzo della battaglia, non riesce nemmeno a capire chi abbia vinto e chi perso.

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UNA MODERNITA' PLURALE, NEGATIVA E MOLTO POST-POSTMODERNA (Editoriale di Paradoxa 1/2018)

 Laura Paoletti

Nell’esercizio della razionalità, nella nostra ricerca di senso, nel tentativo di rispondere alle questioni ultime del nostro stare al mondo, possiamo dirci ancora ‘moderni’? La domanda è dichiaratamente filosofica e si può legittimamente avere la tentazione di lasciarla ai filosofi di professione: tanto più che non è nemmeno subito evidente quale sia la posta in gioco.

Se però cediamo alla tentazione, se abbandoniamo il termine ‘moderno’ al linguaggio ordinario, che premia con quest’aggettivo chi (o quel che) è alla moda, aggiornato, attuale – «quant’è attuale!»: uno dei massimi elogi che sappiamo concedere ad un classico del passato – , allora la filosofia ci mette di fronte ad uno specchio che riflette un’immagine poco lusinghiera.

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RIPENSARE LA PENA: TRA KANT, GIOBBE E L'ULTIMATUM GAME (Editoriale di Paradoxa 4/2017)

 Laura Paoletti

Un ipotetico lettore di «Paradoxa» che fosse tanto appassionato da non perdersi un numero, e che fosse per giunta dotato di buona memoria, potrebbe trovarsi stavolta in qualche imbarazzo: come tenere insieme nell’ambiente teorico e culturale di una medesima rivista il fascicolo 3/2009, che, riproponendo e rilanciando alcune riflessioni di Vittorio Mathieu, stigmatizzava il Senso perduto della pena, ossia il progressivo venir meno di quest’ultima come architrave del sistema giuridico, e questo fascicolo sulla «giustizia riparativa», che azzarda la messa in questione dell’idea stessa che tra colpa e pena vi sia un nesso logicamente consistente? 

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MADRI, OGGI. PER UNA DOTTA IGNORANZA (Editoriale di Paradoxa 3/2017)

 Laura Paoletti

Ignori per qual via lo spirito entra nelle ossa

dentro il seno d’una donna incinta

(Qo 11,5)

Il problema è tutto nel plurale. Se si potesse intendere il termine ‘madri’ come una semplice iterazione sul piano quantitativo, come clonazione di una nozione solidamente definita, sarebbe tutto decisamente più semplice: ogni singola madre empirica sarebbe – per ricorrere ad una metafora musicale – una variazione sul tema, sull’unico tema della Madre archetipica, e basterebbe un po’ di orecchio per cogliere l’eventuale nota stonata che trasforma la variazione in un altro tema o, peggio, in una stecca: questo è ‘maternità’, questo no; fin qui sì, oltre no.

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 OPEN SCIENCE: ALTMETRICS, IMPATTO E CONTROLLO DELLA QUALITA' (Estratto da Paradoxa 1/2017)

 Paola Galimberti

Mai come in questi ultimi anni l’enfasi posta sulla misurazione è stata più forte. C’è una richiesta di accountability alle università e agli enti di ricerca da parte del ministero e della società che si traduce nel dover dimostrare il proprio valore (quello del proprio gruppo di ricerca, della propria istituzione, della propria disciplina), nel rendicontare che gli investimenti fatti hanno dato dei buoni esiti, e questo viene fatto preferibilmente attraverso un numero (o diversi numeri). 

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IL SESSANTOTTO E IL MITO DELLA 'RIVOLUZIONE TRADIT (Estratto da Paradoxa 2/2018)

 Corrado Ocone

Nel 1969 l’editore Feltrinelli pubblica, con un’introduzione di Pietro Secchia, lo storico dirigente comunista ormai appartato dalla vita ufficiale del Partito, il volume La guerriglia in Italia. Documenti della Resistenza militare italiana. È un libro di istruzioni molto dettagliate su come svolgere la guerriglia, dettate da Mazzini e Garibaldi durante il Risorgimento e poi dal Corpo Volontari della Libertà e dalle Brigate d’assalto Garibaldi durante la Resistenza. In appendice, quasi a suggellare il senso generale del libro, troviamo lo scritto di Lenin del 1906 su La guerra partigiana

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GIUSTIZIA RIPARATIVA E RELAZIONALE (Estratto da Paradoxa 4/2017)

 Antonio Da Re

La teoria della Restorative Justice (d’ora in poi RJ), resa in italiano con l’espressione giustizia riparativa, costituisce una radicale messa in questione di un topos particolarmente consolidato all’interno del diritto penale e non solo. Sulla base di tale topos, la pena andrebbe concepita come la giusta retribuzione per il male commesso; inoltre essa, per poter corrispondere a un simile obiettivo di compensazione rispetto al reato, dovrebbe assumere una valenza afflittiva, in primis attraverso la detenzione. 

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LA MATERNITA' SURROGATA TRA BIOETICA E BIODIRITTO (Estratto da Paradoxa 3/2017)

 Paola Grimaldi

Lo scorso 23 febbraio 2017, con la storica ordinanza della Corte di Appello di Trento, è stata riconosciuta ad una coppia omosessuale la possibilità di essere considerati padri di due gemelli nati da maternità surrogata in Canada riconoscendone, per la prima volta in Italia, la genitorialità congiunta includendo, quindi, anche quello dei due che non aveva legami biologici con il bambino.

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 UNA CASTA A TUTTI GLI EFFETTI: L'ORDINE DEI GIORNALISTI (Estratto da Paradoxa 2/2017)

 Gianpietro Mazzoleni

L’Ordine dei giornalisti. Una realtà tutta italiana. Quando si cerca di spiegare agli studiosi stranieri di media e giornalismo che cosa sia, cosa faccia e soprattutto perché da noi esista una simile ‘istituzione,’ ci si trova sempre in grande difficoltà. Anche evitando di dire che l’idea risale all’epoca fascista, si prova un certo imbarazzo nello spiegare che la professione giornalistica è regolata da una legge, risalente al 1963 (la n. 69), che ha istituito un Ordine al quale ha affidato il ruolo di decidere chi può entrarvi e chi no. 

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