Novaspes
Paradoxa on line

Ricerca per autore



» Vai a tutti gli articoli

UNA MODERNITA' PLURALE, NEGATIVA E MOLTO POST-POSTMODERNA (Editoriale di Paradoxa 1/2018)

 Laura Paoletti

Nell’esercizio della razionalità, nella nostra ricerca di senso, nel tentativo di rispondere alle questioni ultime del nostro stare al mondo, possiamo dirci ancora ‘moderni’? La domanda è dichiaratamente filosofica e si può legittimamente avere la tentazione di lasciarla ai filosofi di professione: tanto più che non è nemmeno subito evidente quale sia la posta in gioco.

Se però cediamo alla tentazione, se abbandoniamo il termine ‘moderno’ al linguaggio ordinario, che premia con quest’aggettivo chi (o quel che) è alla moda, aggiornato, attuale – «quant’è attuale!»: uno dei massimi elogi che sappiamo concedere ad un classico del passato – , allora la filosofia ci mette di fronte ad uno specchio che riflette un’immagine poco lusinghiera.

» vai all'articolo


RIPENSARE LA PENA: TRA KANT, GIOBBE E L'ULTIMATUM GAME (Editoriale di Paradoxa 4/2017)

 Laura Paoletti

Un ipotetico lettore di «Paradoxa» che fosse tanto appassionato da non perdersi un numero, e che fosse per giunta dotato di buona memoria, potrebbe trovarsi stavolta in qualche imbarazzo: come tenere insieme nell’ambiente teorico e culturale di una medesima rivista il fascicolo 3/2009, che, riproponendo e rilanciando alcune riflessioni di Vittorio Mathieu, stigmatizzava il Senso perduto della pena, ossia il progressivo venir meno di quest’ultima come architrave del sistema giuridico, e questo fascicolo sulla «giustizia riparativa», che azzarda la messa in questione dell’idea stessa che tra colpa e pena vi sia un nesso logicamente consistente? 

» vai all'articolo


MADRI, OGGI. PER UNA DOTTA IGNORANZA (Editoriale di Paradoxa 3/2017)

 Laura Paoletti

Ignori per qual via lo spirito entra nelle ossa

dentro il seno d’una donna incinta

(Qo 11,5)

Il problema è tutto nel plurale. Se si potesse intendere il termine ‘madri’ come una semplice iterazione sul piano quantitativo, come clonazione di una nozione solidamente definita, sarebbe tutto decisamente più semplice: ogni singola madre empirica sarebbe – per ricorrere ad una metafora musicale – una variazione sul tema, sull’unico tema della Madre archetipica, e basterebbe un po’ di orecchio per cogliere l’eventuale nota stonata che trasforma la variazione in un altro tema o, peggio, in una stecca: questo è ‘maternità’, questo no; fin qui sì, oltre no.

» vai all'articolo


QUELLI CHE LE COSE LE SANNO (E TUTTI GLI ALTRI?) (Editoriale Paradoxa 3/2014)

Laura Paoletti

Quando il Curatore ha licenziato questo numero, non era ancora accaduto che il Segretario del Pd, nonché Presidente del Consiglio, venisse investito dal monito lanciatogli, in una Direzione particolarmente movimentata, da una delle colonne storiche del suo partito: «Matteo, devi pensare anche a quelli che le cose le sanno. Non solo agli altri». Un monito severo, che inchioda alle sue responsabilità non soltanto «Matteo», ma chiunque, perché chiunque viene inevitabilmente messo sotto esame da queste parole e spinto a chiedersi, lui, da quale parte sta: dalla parte di «quelli che le cose le sanno», persone serie che la politica deve prendere sul serio, o, ahilui, dalla parte degli «altri», quelli che, non sapendole (le «cose»), si fanno abbindolare da slogan pseudopolitici?

» vai all'articolo


BIOETICA - L’INTERLOCUZIONE CONTINUA...

Francesco D’Agostino

Amici nella verità, nemici nell’opinione, soleva dire Lévinas. Penso che questa –che è più che una battuta- possa applicarsi ai miei amichevolissimi rapporti con Carmelo Vigna. Al quale mi lega, oltre che un affetto personale profondo (il che dovrebbe essere di ben poco interesse per chi mi legge) un’ammirazione teoretica sincera (che sento il dovere di proclamare pubblicamente). Sta di fatto, però, che inoltrandosi per gli impervi sentieri di quella che egli chiama una bioetica democratica Vigna mi sembra che corra il rischio di perdersi.

» vai all'articolo


GIUSTIZIA RIPARATIVA E RELAZIONALE (Estratto da Paradoxa 4/2017)

 Antonio Da Re

La teoria della Restorative Justice (d’ora in poi RJ), resa in italiano con l’espressione giustizia riparativa, costituisce una radicale messa in questione di un topos particolarmente consolidato all’interno del diritto penale e non solo. Sulla base di tale topos, la pena andrebbe concepita come la giusta retribuzione per il male commesso; inoltre essa, per poter corrispondere a un simile obiettivo di compensazione rispetto al reato, dovrebbe assumere una valenza afflittiva, in primis attraverso la detenzione. 

» vai all'articolo


LA MATERNITA' SURROGATA TRA BIOETICA E BIODIRITTO (Estratto da Paradoxa 3/2017)

 Paola Grimaldi

Lo scorso 23 febbraio 2017, con la storica ordinanza della Corte di Appello di Trento, è stata riconosciuta ad una coppia omosessuale la possibilità di essere considerati padri di due gemelli nati da maternità surrogata in Canada riconoscendone, per la prima volta in Italia, la genitorialità congiunta includendo, quindi, anche quello dei due che non aveva legami biologici con il bambino.

» vai all'articolo


 UNA CASTA A TUTTI GLI EFFETTI: L'ORDINE DEI GIORNALISTI (Estratto da Paradoxa 2/2017)

 Gianpietro Mazzoleni

L’Ordine dei giornalisti. Una realtà tutta italiana. Quando si cerca di spiegare agli studiosi stranieri di media e giornalismo che cosa sia, cosa faccia e soprattutto perché da noi esista una simile ‘istituzione,’ ci si trova sempre in grande difficoltà. Anche evitando di dire che l’idea risale all’epoca fascista, si prova un certo imbarazzo nello spiegare che la professione giornalistica è regolata da una legge, risalente al 1963 (la n. 69), che ha istituito un Ordine al quale ha affidato il ruolo di decidere chi può entrarvi e chi no. 

» vai all'articolo


SULLA CONVENIENZA DELLA “RAGIONE PUBBLICA” PER UNA BIOETICA "DEMOCRATICA"

Una amichevole interlocuzione con Francesco D’Agostino

Carmelo Vigna

Lo scorso 21 settembre venne pubblicato su "Europa" un manifesto con il titolo Una ragione pubblica per la bioetica. I firmatari (parte di area laica e parte di area cattolica) si rivolgevano al nascente Partito democratico, ma poi anche ad altre forze politiche. Volevano contribuire alla costruzione di un dialogo tra le due culture d'origine nelle delicate e complesse questioni legate alla vita umana. Ma non sembra che il Partito democratico si sia troppo incuriosito (non dico occupato) dell'iniziativa. La mente dei suoi esponenti era evidentemente versata in altro. E' stato soprattutto il quotidiano "Avvenire" ad avvertire l'importanza della cosa e ha subito affidato a Francesco D'Agostino un giudizio di merito.

» vai all'articolo



Sezione Paradoxa