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LA DIMENSIONE ASSENTE (Editoriale di Paradoxa 4/2018)

 Laura Paoletti

Tra l’immagine utilizzata qualche anno fa dal non più giovanissimo Michele Serra per riferirsi ai ‘giovani’ – Gli sdraiati (Feltrinelli, 2013) – e l’autodescrizione di un giovane doc come lo scrittore Giacomo Mazzariol – Gli squali (Einaudi, 2018) – c’è un punto di contatto, che fa premio sul conflitto (forse intergenerazionale) tra la staticità della prima e la fluidità della seconda: la dimensione dell’orizzontalità. Sdraiati o squali, stesi sul divano o impegnati a scivolare nel gran mare di possibilità più o meno virtuali del contemporaneo, i giovani sembrano colpire l’immaginario collettivo per la loro monodimensionalità, per l’assenza di una proiezione verticale che renda loro possibile sollevare la testa, mettersi a distanza dal qui ed ora e guardarlo da una prospettiva diversa da quella di chi vi è semplicemente immerso. Se questo fosse vero, il problema del loro rapporto con la politica non potrebbe più esser contenuto nel luogo comune, e asfittico, di un generico disinteresse, ma dovrebbe esser posto in termini più profondi (appunto), chiamando in causa proprio la dimensione assente, provando per lo meno a darle un nome.

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A SCUOLA DI IDENTITA' (Editoriale di Paradoxa 3/2018)

 Laura Paoletti

Una delle serie televisive più seguite dello scorso anno –Tredici (Thirteen Reasons Why), tratta da un romanzo di Jay Asher – mette in scena in modo molto efficace, talvolta crudo, il disorientamento profondo di un gruppo di adolescenti alle prese con un’ordinaria realtà fatta di scuola, sport, amicizia, amore e sesso, che viene squassata dal suicidio di una di loro, Hannah Baker. Ognuno dei tredici episodi della serie illustra una delle ragioni che hanno condotto la ragazza al gesto disperato: è lei stessa a spiegarle in una lunga testimonianza postuma affidata a delle audiocassette, che raccolgono il suo racconto testamentario attraversato da una violenza via via più esplicita. Ogni audiocassetta è rivolta ad un destinatario specifico, chiamato in causa per essere più o meno profondamente coinvolto nella responsabilità della tragedia.

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L'EREDITA' MITICA DEL '68: COSA RESTA E COSA FARE DI QUEL CHE RESTA? (Editoriale di Paradoxa 2/2018)

 Laura Paoletti

Alla difficoltà di delineare un profilo univoco del Sessantotto queste pagine non sfuggono. Basti dire che troviamo qui buone ragioni per sostenere che fu un movimento radicalmente rivolto al passato, che solo per caso e per equivoco si incrocia con il processo di modernizzazione che il nostro paese visse in quegli anni; ma anche per sostenere, all’opposto, che fu un movimento ipermodernizzatore che ha consegnato l’Italia al trionfo del capitalismo globale, spazzando via gli argini rappresentati dai valori tradizionali. Forse tale difficoltà non deriva tanto, o solo, dal ben noto riflesso condizionato per cui non c’è frammento della nostra storia che non finisca con l’essere drammaticamente divisivo – e, secondo il Curatore, il ’68 ha voluto essere esattamente questo: una lotta della luce contro le tenebre – , quanto dal fatto che per molti aspetti ci siamo ancora dentro: disorientati come Fabrizio a Waterloo che, trovandosi nel bel mezzo della battaglia, non riesce nemmeno a capire chi abbia vinto e chi perso.

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UNA MODERNITA' PLURALE, NEGATIVA E MOLTO POST-POSTMODERNA (Editoriale di Paradoxa 1/2018)

 Laura Paoletti

Nell’esercizio della razionalità, nella nostra ricerca di senso, nel tentativo di rispondere alle questioni ultime del nostro stare al mondo, possiamo dirci ancora ‘moderni’? La domanda è dichiaratamente filosofica e si può legittimamente avere la tentazione di lasciarla ai filosofi di professione: tanto più che non è nemmeno subito evidente quale sia la posta in gioco.

Se però cediamo alla tentazione, se abbandoniamo il termine ‘moderno’ al linguaggio ordinario, che premia con quest’aggettivo chi (o quel che) è alla moda, aggiornato, attuale – «quant’è attuale!»: uno dei massimi elogi che sappiamo concedere ad un classico del passato – , allora la filosofia ci mette di fronte ad uno specchio che riflette un’immagine poco lusinghiera.

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QUELLI CHE LE COSE LE SANNO (E TUTTI GLI ALTRI?) (Editoriale Paradoxa 3/2014)

Laura Paoletti

Quando il Curatore ha licenziato questo numero, non era ancora accaduto che il Segretario del Pd, nonché Presidente del Consiglio, venisse investito dal monito lanciatogli, in una Direzione particolarmente movimentata, da una delle colonne storiche del suo partito: «Matteo, devi pensare anche a quelli che le cose le sanno. Non solo agli altri». Un monito severo, che inchioda alle sue responsabilità non soltanto «Matteo», ma chiunque, perché chiunque viene inevitabilmente messo sotto esame da queste parole e spinto a chiedersi, lui, da quale parte sta: dalla parte di «quelli che le cose le sanno», persone serie che la politica deve prendere sul serio, o, ahilui, dalla parte degli «altri», quelli che, non sapendole (le «cose»), si fanno abbindolare da slogan pseudopolitici?

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IL MAESTRO PERBONI E L'ALGORITMO (Estratto da Paradoxa 4/2018)

 Gianni Cuperlo

Memoria 1.

Sarà stato l’82 , forse l’83 e venivo mandato, come si usava, a due giorni di seminario nella grande villa al ventiduesimo chilometro dell’Appia, quella nota come ‘le Frattocchie’. Pretesto era l’inaugurazione delle attività annuali della scuola e l’evento cadeva a settembre non a caso, in assonanza con la ripresa politica dopo la pausa estiva, ma pure dell’apertura delle scuole vere. L’aula magna aveva un tavolo lungo sopra una pedana e dietro, a dominare, la tela di Guttuso sulla battaglia di Ponte dell’Ammiraglio. Sotto, un centinaio di sedute, quelle in legno tipiche dei cinema parrocchiali. Non ricordo chi tenne la lezione, forse Luciano Gruppi, il direttore. Ricordo invece Berlinguer, il segretario, seduto alla presidenza, silente come tutto il gotha comunista. Era la prassi, credo, per dar valore a quella mattina, a quell’edificio, al modo di concepire la formazione politica dei giovani. E non solo.

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TECNOLOGIE DIGITALI 'AFFIDABILI'. DALL'ACCOUNTABILITY ALL'AGIRE RESPONSABILE (Estratto da Paradoxa 3/2018)

Veronica Neri

1.                  Premessa

L’uso consapevole delle tecnologie digitali da parte dei giovani è diventato un obiettivo di primo piano in ambito educativo, come si evince del resto dal Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), approntato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca già nel 2015.

Il sistema scolastico odierno si sta confrontando con nuove matrici formative in linea con lo sviluppo e la diffusione crescente (e irreversibile) delle tecnologie emergenti. Tale sviluppo, al contempo, impone l’elaborazione di un percorso di literacy specifica centrato sulle tecnologie stesse rivolto sia agli adulti che gravitano nel mondo della scuola sia ai così detti ‘nativi digitali’ (quei giovani cioè nati al tempo della rete, secondo la definizione diPaolo Ferri proposta in Nativi digitali, Bruno Mondadori, Milano 2011). 

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IL SESSANTOTTO E IL MITO DELLA 'RIVOLUZIONE TRADIT (Estratto da Paradoxa 2/2018)

 Corrado Ocone

Nel 1969 l’editore Feltrinelli pubblica, con un’introduzione di Pietro Secchia, lo storico dirigente comunista ormai appartato dalla vita ufficiale del Partito, il volume La guerriglia in Italia. Documenti della Resistenza militare italiana. È un libro di istruzioni molto dettagliate su come svolgere la guerriglia, dettate da Mazzini e Garibaldi durante il Risorgimento e poi dal Corpo Volontari della Libertà e dalle Brigate d’assalto Garibaldi durante la Resistenza. In appendice, quasi a suggellare il senso generale del libro, troviamo lo scritto di Lenin del 1906 su La guerra partigiana

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GIUSTIZIA RIPARATIVA E RELAZIONALE (Estratto da Paradoxa 4/2017)

 Antonio Da Re

La teoria della Restorative Justice (d’ora in poi RJ), resa in italiano con l’espressione giustizia riparativa, costituisce una radicale messa in questione di un topos particolarmente consolidato all’interno del diritto penale e non solo. Sulla base di tale topos, la pena andrebbe concepita come la giusta retribuzione per il male commesso; inoltre essa, per poter corrispondere a un simile obiettivo di compensazione rispetto al reato, dovrebbe assumere una valenza afflittiva, in primis attraverso la detenzione. 

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