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THE FLAT EARTH SOCIETY(Editoriale di Paradoxa 2/2016)


Laura Paoletti

Tra le amenità che la rete sforna a getto continuo e che per qualche motivo diventano, come si dice, ‘virali’, circola negli ultimi tempi il post del tale che ha dichiarato su Facebook che «The Flat Earth Society has members all around the globe(L’Associazione della Terra Piatta ha membri in tutto il globo)».

Non si capisce bene se la facezia sia voluta o involontaria (il che è già di per sé indicativo di come si diffonde l’informazione in internet). In ogni caso, a parte l’effetto umoristico, innescato da una struttura logica che non può non attirare l’attenzione di una rivista che si chiama «Paradoxa», il post porta subito a chiedersi se una Flat Earth Society esista davvero. E la risposta – controllare per credere! – è sì. Più di un secolo dopo Flatlandia, il celebre racconto fantascientifico di Abbott sull’universo bidimensionale, e nell’era della democrazia della rete e della società trasparente, in cui nessun arcanum imperii sembra definitivamente al riparo da WikiLeaks, un gruppo di persone ritiene doveroso fare controinformazione per sventare la secolare mistificazione che ha manipolato l’umanità convincendola di vivere su una sfera (più esattamente: un geoide), quando la verità è che ci si muove su due dimensioni. Ci si può limitare a sorridere di questa ennesima variante della teoria del complotto; ma forse è più interessante cogliervi l’espressione di un disagio molto reale e, per contraccolpo, di una verità: lo spazio che abitiamo non è (solo, né soprattutto) quello delle leggi astronomiche e fisiche, un dato di fatto sottratto al tempo e alle decisioni umane, ma è, in un modo tutto da esplorare, un effetto politico, come tale passibile di consenso (o dissenso) e di azioni volte a modificarne i connotati. Non di altro, in fondo, si discute in questo fascicolo: di «geopolitica», appunto, strano connubio tra la storia e la geografia (e molto altro), che si presenta come un insieme di problemi e metodi tanto imprescindibile per la comprensione del presente, quanto negletto soprattutto in area italiana. Per questo motivo, sin dall’Introduzione, il Curatore ha scelto di muoversi su un doppio binario: quello di offrire le coordinate indispensabili per orientarsi in un ambito problematico non necessariamente familiare al lettore (quando è nato il termine ‘geopolitica’? quali sono i modelli teorici principali?), ma anche quello di provare a tratteggiare alcune linee prospettiche lungo le quali sia possibile immaginare anche l’evoluzione della geopolitica, oltre che il solo stato dell’arte.

Se, da Mackinder a Schmitt, la funzione decisiva degli ‘elementi’ (terra, acqua, aria) nella strutturazione dello spazio del politico è un dato ormai acquisito, certamente la situazione attuale mostra un tratto di specificità che emerge in modo più o meno marcato in tutti i contributi qui raccolti: quello di una sempre più radicale deterritorializzazione degli attori e delle questioni in gioco, così che tale spazio, a ben guardare, è la risultante di un campo di forze piuttosto che l’orizzonte dato all’interno del quale queste si scontrano. In questo senso, il trattato transatlantico sul commercio (TTIP), la coesistenza tra soft e hardpower nella Russia di Putin, così come l’imporsi della narrazione salafita nell’autocomprensione dell’islam, per citare solo alcuni dei temi affrontati dai vari autori, definiscono la collocazione dell’Europa, e le distanze/vicinanze da quel che Europa non è, meglio di ogni rilevazione satellitare. D’altra parte, invertendo il punto di vista, non appare più possibile comprendere la reale portata globale dei conflitti attualmente in corso se non se ne coglie, paradossalmente, il carattere ‘molecolare’, ossia il loro dispiegarsi all’interno di uno spazio urbano, che è oggi non meno rilevante di quello tradizionale dello Stato-nazione.
Certamente la terra su cui abitiamo non è piatta; ma al termine della lettura si sarà forse inclini a pensare che anche l’immagine della sfera sia una semplificazione davvero eccessiva per capire la geopolitica che viene.
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Sezione Paradoxa