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UN ESPERIMENTO FENOMENOLOGICO (Estratto  da Paradoxa 3/2011)


Stefano Bancalari

Che cos’è la religione? E che cosa è, oggi, religione? Domande a dir poco soverchianti, che un minimo di bon ton intellettuale sconsiglia di proporre in modo tanto ingenuo e grossolano, per di più ad autori che hanno una dimestichezza professionale con la filosofia. D’altra parte, a forza di cautele metodologiche e ripari disciplinari si rischia di sottrarsi sistematicamente proprio alle questioni decisive, quelle che travalicano gli specialismi e si incarnano nel senso comune: le uniche, in fondo, davvero interessanti. Ma è possibile un confronto non ingenuo con questioni di senso comune?

Con questo numero «Paradoxa», che nasce proprio come luogo di contaminazione tra linguaggi e registri, vuole tentare un accesso, per dir così, laterale alla domanda sulla religione, provocando degli studiosi a muoversi su un terreno di esperienza ordinaria e condivisa, non certo riservata ai filosofi della religione: quello della rappresentazione cinematografica. Ma non per sollecitare un giudizio estetico o una filosofia del cinema. Per lontana (ma non estrinseca) assonanza, lo si potrebbe definire piuttosto un esperimento “fenomenologico”: mettendo tra parentesi la domanda sull’essenza, sul “che cos’è?”, si vuole provare a descrivere la religione per come appare, per come si presenta ed è rappresentata, e soprattutto per cosa rappresenta in alcuni film (ciascuno, a suo modo, paradigmatico) dell’ultimo decennio.

La sospensione – l’epoché – di ogni pretesa definitoria consente di intendere il termine con la massima flessibilità. “Religione” come patrimonio tradizionale di credenze e di pratiche, certo, come questa o quella religione storica, nelle sue forme più o meno istituzionalizzate, ma anche come questione religiosa in generale: come quella questione che la religione rappresenta – sul piano teorico – per il nostro tempo, e come l’insieme delle domande ultime, che interpellano l’individuo sul piano esistenziale e lo attirano all’interno, o per lo meno nelle vicinanze, del religioso.
Il proposito è di osservare e descrivere la religione in un contesto diverso da quelli abitualmente frequentati dalla teoria, per provare a sorprenderla nella naturalezza del suo mostrarsi: proprio là dove essa non necessariamente è a tema, e però di fatto innerva (più o meno intenzionalmente) la sostanza della narrazione, il racconto filmico può diventare un documento significativo di un sentire condiviso. Forse non meno significativo dei sondaggi sui comportamenti dei praticanti o delle teorie sulla (de)secolarizzazione, per chi si chieda se la religione sia oggi ancora viva o come sia vissuta.
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Sezione Paradoxa