Iniziative 2010 - 2000
TAVOLA ROTONDA 2005
  • "Dignitą e identitą personale"
    in occasione della pubblicazione del volume di Vittorio Mathieu
    Privacy e dignitą dell'uomo. Una teoria della persona
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    Aula Magna Lumsa, Roma, 29 aprile 2005

    Dopo aver presentato i partecipanti, il moderatore dell’incontro, Giuseppe IGNESTI, vicerettore della LUMSA, ha dato la parola a Vittorio MATHIEU. Questi ha accennato a qualche tema centrale della propria riflessione sul rapporto tra dignità, identità personale, e privacy. In particolare ha sottolineato come concepire la privacy in termini di proprietà, ossia in termini definibili e rappresentabili spazialmente, sia un’ingenuità. Nel definire la privatezza non si tratta di circoscrivere un ambito di oggetti che sia distinto da un altro ambito, ossia quello del pubblico. Contenutisticamente, infatti, pubblico e privato sono indistinguibili: ogni cosa può essere considerata, sia come parte dell’estensione del mondo esterno (e dunque come pubblica), sia come oggetto di una rappresentazione da parte di una persona: ed è in questo senso che si deve parlare di privatezza in termini radicali, perché nessuno può penetrare nel pensiero altrui. La privacy chiama in causa quindi la dignità personale al suo livello ontologico fondamentale, ossia quello che coinvolge una inafferrabile singolarità. Per la sua irrappresentabile puntualità, quindi, la privatezza si sottrae ad una definizione univoca ed è difficilmente tematizzabile in termini giuridici, ma risulta altresì di importanza decisiva.
    Marco Maria OLIVETTI ha rilevato come il testo di Mathieu sia contemporaneamente di piacevole lettura e di grande interesse, brillante e profondo. Questi due aggettivi, che affiancati potrebbero costituire un ossimoro, trovano invece una sintesi ed un equilibrio reciproco grazie ad un terzo aggettivo, quello di «folgorante», che volutamente richiama la filosofia di Leibniz, presentissima nel testo e, in generale, in tutta la riflessione di Mathieu. Olivetti ha poi messo in luce come il trinomio attorno a cui si articola il titolo, ossia «privacy, dignità, persona», trovi il suo punto d’origine nel concetto di persona, cui si attribuisce una dignità, che a sua volta andrebbe difesa mediante la privacy. Mathieu sostiene una teoria della dignità di tipo kantiano (per cui la persona va concepita sempre come fine e mai come mezzo), ma pensa anche «oltre» Kant, affermando la menzionata indistinguibilità tra pubblico e privato: per questo la privacy non è un oggetto, ma il rapporto di un oggetto con la sua origine inoggettivabile. E tale origine è rinvenibile nella puntualità della persona, unica ed irripetibile. Tali considerazioni richiamano altri temi cari alla riflessione di Mathieu, che in passato aveva scritto pagine significative sulla nascita e soprattutto sulla morte, momenti in cui l’essere umano si trova ad essere individualizzato in modo radicale. Sulla base di quanto detto, Olivetti ha concluso osservando che il testo consente di criticare lo specismo, ossia la concezione che subordina l’individualità umana alla specie o al genere (e che fonda la morale sull’ esigenza di propagazione della specie), e di affermare pertanto la non sacrificabilità della persona in ogni fase o circostanza della sua esistenza.
    È intervenuto poi Riccardo SANCHINI, che, anche sulla base dell’esperienza accumulata nel lavoro svolto presso l’Istituto per il Garante per la privacy, ha ricostruito il difficile affermarsi, in Italia, del concetto stesso di privacy: debole è infatti, nel nostro paese, la cultura di tipo liberale che costituisce il contesto nel quale questa nozione matura. Le origini più profonde dell’idea di privatezza, però – specialmente in una comprensione come quella di Mathieu, che la lega strettamente alla dignità personale –, vanno rintracciate nell’eredità cristiana e nella sua comprensione dell’uomo. La cultura moderna, invece, mettendo in atto un tentativo che, in termini generali, può essere definito come quello di una «concretizzazione» di valori che nel Cristianesimo sarebbero stati solo «rappresentati», si è resa incapace di pensare sino in fondo la persona nella sua inoggettivabilità e puntualità. Negli ultimi secoli si è cercato, infatti, secondo Sanchini, di rendere positivo tutto il diritto, riducendo così drammaticamente la privatezza al solipsismo.
    La parola è stata data poi a Giuseppe TOGNON, il quale, riprendendo le considerazioni di Olivetti sull’impostazione kantiana del testo, ha rilevato come, a suo giudizio, Mathieu rimanga troppo ancorato al filosofo delle Critiche nel ritenere che la legge morale si dia ad ogni uomo in modo chiaro ed evidente. Eventi e riflessioni del novecento, infatti, avrebbero messo radicalmente in crisi questa impostazione. Tognon ha suggerito, quindi, di porre a confronto l’impostazione di Mathieu con quella di Jonas, incentrata sul cosiddetto «principio di responsabilità». La puntualità della persona va difesa soprattutto dagli altri: e perciò è nelle relazioni intersoggettive che si presentano gli aspetti più affascinanti e al contempo più pericolosi del concetto di privatezza. Rapporti di tipo peculiare, infatti, quale quello educativo, possiedono dei caratteri di coinvolgimento tali da rendere assolutamente inadeguata la comprensione che normalmente si ha della privacy: la totalità delle persone infatti risulta messa in gioco. L’ontologia della privatezza delineata dal testo Mathieu è dunque, nella formula riassuntiva utilizzata da Tognon, necessaria ma non sufficiente.
    Infine è intervenuto il Card. Achille SILVESTRINI, che ha voluto rintracciare le origini teologiche della concezione della dignità personale sottesa al testo di Mathieu, e della quale gli altri relatori avevano potuto a più riprese sottolineare i riferimenti teorici di tipo filosofico. È significativo, ha rammentato Silvestrini, che la comprensione del termine «persona» affermatasi nella storia delle idee rimanda anzitutto a dibattiti di materia cristologia. La consapevolezza della dignità propria dell’essere umano è però maturata, nel corso della storia del pensiero, anche grazie al contributo di pensatori non riconducibili immediatamente alla tradizione cristiana: e di ciò la Chiesa ha preso atto, come molti documenti, sia del Concilio, sia dei papi recenti, testimoniano. Citandoli, il Cardinale ha voluto altresì sottolineare il ruolo imprescindibile della ratio, accanto alla fides, nello sviluppo integrale dell’uomo e della sua dignità alla luce del Vangelo.


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