Iniziative 2000 - 1990
TAVOLA ROTONDA 2000
  • "Riforma della scuola: confronto su un'alternativa"
  • TEMA ATTI PARTECIPANTI AGENDA

    Contemporaneamente all'approvazione da parte di entrambe le camere del piano di attuazione della Legge 30/2000 sul riordino dei cicli, la Fondazione Nova Spes ha promosso una tavola rotonda per mettere a fuoco i nodi critici fondamentali della riforma Berlinguer - De Mauro e raccogliere adesioni al progetto di una proposta alternativa, al quale lavora da circa un anno insieme con l'Associazione Prisma, la Gilda e con l'Istituto per gli Studi Filosofici. Il moderatore del dibattito, Marco LUDOVICO, responsabile per la scuola del Sole 24 ore, ha aperto la tavola rotonda presentando i partecipanti e ricordando come le votazioni favorevoli alla Legge della Camera e del Senato lascino comunque aperto un ampio spazio di intervento ai dissenzienti, vista la necessità di decisioni di natura politica ed educativa che dovranno esser prese in sede di attuazione. Questo tanto più che le forti perplessità in merito alla Legge sono state manifestate dal Centro Studi della Camera e da quello del Senato. Laura PAOLETTI, Segretario Generale di Nova Spes, ha aperto i lavori illustrando le ragioni di fondo che hanno mosso la Fondazione a prendere posizione contro la riforma scolastica: innanzitutto è da osservare che dai documenti ministeriali non emerge affatto un'idea precisa di uomo e di società che ispiri i provvedimenti legislativi e li armonizzi in un quadro organico; più che fondato è il sospetto che dietro i "piccoli passi" che hanno attuato la riforma non vi sia un disegno preciso e complessivo. In secondo luogo è necessario prendere atto che la svolta "epocale", cui la riforma di fatto dà luogo, non è stata preceduta da un dibattito politico serio, che si è invece concentrato per lo più su questioni di dettaglio, e da un coinvolgimento della società civile: secondo alcune stime, il 64% dei cittadini ignora i contenuti fondamentali della riforma. Ad una riflessione serena su una questione di capitale importanza per la vita del paese si è preferito un dibattito del tutto strumentale ad esigenze meramente politiche. Laura PAOLETTI ha elencato quindi una serie di contraddizioni interne al progetto di riforma che sembrano essere passate del tutto inosservate, come quella fondamentale tra l'esigenza di elevare il livello medio di cultura e l'omogeneizzazione e l'appiattimento della proposta formativa, che inevitabilmente scaturiranno dalla logica fondamentalmente errata che ispira la riforma. Si vuole un "sistema integrato", che sappia cioè farsi carico delle esigenze del mercato del lavoro: ciò comporta una riduzione della cultura a cultura operativa, come ben esprime il concetto chiave di "competenze", che va nella direzione opposta all'obiettivo di dar risalto al fattore umano, che pure è esplicitamente dichiarato. La "flessibilità", ovvero la possibilità di un passaggio da un indirizzo ad un altro, è così ottenuta a prezzo di una pericolosa dequalificazione del sistema scolastico. Altro aspetto molto negativo della riforma è quello di cicli non rispettosi dell'evoluzione intellettuale, psicologica ed affettiva dell'alunno. La riforma affronta tuttavia un problema reale con il quale ci si deve confrontare: la scolarizzazione di massa. Questa impone di coniugare lo sforzo perché la maggioranza degli studenti rimanga nella scuola con un qualche risultato con la possibilità di attingere ai livelli più alti di formazione da parte di chi ne abbia il desiderio e le capacità. La proposta di Nova Spes intende raggiungere questo risultato mantenendo l'impianto disciplinare rispetto a quello modulare. Laura PAOLETTI ha infine indicato come elemento caratteristico della proposta l'unione dell'area classica e scientifica, proprio in nome di una formazione di alto livello che attinga alle radici di una tradizione nella quale i due filoni, umanistico e scientifico, si sono alimentati a vicenda. GALLONI, Direttore Generale del Ministero del Lavoro, nel suo intervento ha richiamato l'attenzione sull'esperienza drammatica delle fasce più deboli della popolazione lavorativa, ovvero gli ultra-trentacinquenni in cerca di impiego e i lavoratori privi di istruzione universitaria. I problemi scaturiscono dal fatto che, a differenza di quanto accadeva in passato, la domanda delle imprese si fa sempre meno indifferenziata. Un'esperienza, tentata a Roma, di affidare la formazione di giovani appena usciti da un istituto tecnico direttamente alle imprese, ha messo in luce la gravità della situazione in cui versa il sistema scolastico italiano e l'ingenuità di chi pensi alla scuola come luogo di formazione di lavoratori invece che di persone. Le imprese coinvolte nell'esperimento si sono infatti dichiarate impossibilitate ad utilizzare gli studenti in questione perché dotati di una formazione specifica già obsoleta (vista la rapidità delle evoluzioni tecnologiche), perché completamente privi di interessi e perché dotati di capacità linguistiche del tutto insufficienti. Il mercato del lavoro vuole buoni cittadini e non lavoratori specializzati, persone creative e dotate di valori. Compito precipuo e primario della scuola è quello di fornire preparazione generale, stimoli, interessi. Quanto alla formazione professionale, le insufficienze radicali di questa sono rese evidenti dal dato estremamente interessante secondo cui ogni anno ci sono 3,7 milioni di contratti a tempo indeterminato - segno chiaro che le aziende sono alla ricerca di personale qualificato - che hanno però una durata di fatto inferiore a quella dei contratti a tempo determinato, perché i lavoratori assunti vengono licenziati non appena sia emersa la loro inadeguatezza a svolgere i compiti loro affidati. L'onorevole Ferdinando ADORNATO ha aperto il proprio intervento ribadendo che la riforma scolastica rappresenta un fatto estremamente grave per la vita istituzionale del paese: a suo avviso su temi importanti come scuola e federalismo il governo si comporta in modo incomprensibile e agisce senza preoccuparsi, come sarebbe auspicabile in questioni di tale portata, di ottenere il consenso più ampio possibile. ADORNATO si è concentrato quindi sull'analisi dei principi ispiratori della riforma, che possono essere letti come echi lontani di una cultura nata negli anni '60 e fondata sulla negazione del principio di autorità e della necessità della trasmissione di valori, e sulla libertà assoluta degli studenti. La standardizzazione dei contenuti e l'omogeneizzazione dell'età riflettono una mentalità più tipica di un paese dell'est che di uno occidentale. È controproducente negare l'infanzia: sarebbe meglio far giocare di più i bambini invece di costringerli prematuramente all'impegno scolastico. Questi atteggiamenti sono destinati a essere spazzati via dai processi culturali ed economici in atto, ma non sarà facile sconfiggerli rapidamente perché si tratta di vere e proprie burocrazie mentali che possono essere abbattute solo se sorge un movimento generale di forze culturali diverse che si impegni a costruire bastioni nella società civile e a rovesciare il clima creatosi in Italia negli ultimi 20-25 anni. Un'altra questione di primaria importanza, secondo ADORNATO, è la necessità di un superamento del monopolio statale nell'istruzione, per evitare che la scuola diventi classista e garantisca una formazione adeguata solo a chi può permetterselo: è questo il principio ispiratore del movimento "Scuola libera". ADORNATO ha concluso esprimendo condivisione nei confronti dell'idea di Nova Spes di integrare l'area classico-umanistica con quella scientifica, a patto che si tenga fede al principio per cui l'uomo è misura di tutto, anche della scienza. Stefania FUSCAGNI, del MEP, ha manifestato soddisfazione per l'iniziativa di Nova Spes, che si mostrata capace di mantenere la propria identità e specificità, senza rinunciare a contaminare i propri contorni e ad aprirsi al dialogo. In prima battuta l'intervento si è dedicato ad illustrare la "clamorosa menzogna" di chi pretenda di identificare la riforma con un'adeguazione dell'Italia al modello scolastico europeo. Non soltanto è evidente che più che all'Europa la riforma guarda agli Stati Uniti: bisogna anche riconoscere che poiché la scuola è il riflesso della politica di un paese non c'è affatto un modello europeo unitario. Stefania FUSCAGNI si è soffermata quindi sull'equivoco per cui la scuola dovrebbe impegnarsi a creare un collegamento con il mondo del lavoro. La flessibilità che da quest'ultimo è richiesta richiede una compattezza di formazione, un nocciolo duro, che soltanto un'istruzione globale e completa è in grado di garantire. Un altro equivoco è insito nell'espressione "sistema integrato": invece di aprirsi al confronto con altre agenzie educative, che svolgono il loro compito molto meglio della scuola, quest'ultima pretende di integrare al suo interno ciascuna di esse, assumendo una pluralità di ruoli che non le competono. L'integrazione deve esserci, ma con l'esterno. Ambigua è anche l'idea di cultura operativa - idea riassunta dal concetto fumoso di "competenza" - la quale dà luogo a quella dissociazione del sapere in saperi che è il presupposto della modularità: questa sarà ormai necessariamente inserita nell'università, ma è assolutamente necessario impedirne l'estensione anche alla secondaria. Serafina GNECH, del Centro studi del sindacato autonomo Gilda, ha sottolineato l'esigenza di prendere realisticamente atto della situazione: la riforma della scuola, ovvero la trasformazione di questa in qualcosa d'altro, è già in atto. Di fronte alla strategia del Ministro di ridurre i dissensi a due tipi, quelli emotivi (fondati per lo più sull'ignoranza dei contenuti della riforma) e quelli politici (strumentali al raggiungimento di scopi elettorali), è indispensabile affermare che un dissenso serio sui contenuti della riforma c'è ed è trasversale, anche se unirsi è tutt'altro che facile. Secondo Serafina GNECH la riforma è affetta da una schizofrenia di fondo tra obiettivi e strumenti impiegati per raggiungerli che dà luogo ad una lunga serie di contraddizioni: si propone un salto qualitativo, ma poi si riduce di un anno il percorso formativo (senza per altro considerare la possibilità di compensare con una riduzione degli alunni per classe, come è stato fatto in Canada); si fa della scuola dell'infanzia un momento privilegiato, ma poi vi si introduce un impianto ispirato alla scuola secondaria; si insiste sull'esigenza di unitarietà dei cicli, ma si frantuma la relazione maestro/allievo; si afferma la necessità di una formazione generale, ma si privilegia la dimensione operativa; si raccolgono gli ambiti e si frantumano le discipline; si vuole accelerare l'ingresso nel mondo del lavoro, ma si allungano i tempi di formazione; si afferma la centralità dello studente, ma se ne negano le reali esigenze incoraggiandone il narcisismo, con il risultato di dar luogo ad un aumento lineare e progressivo dell'indifferenza; si afferma di voler valorizzare la professionalità del docente, ma poi si pretendere di innestare una massiccia dose di pedagogia su una base culturale debole; si esalta la figura del docente ricercatore, ma poi la si guida e la si incanala neutralizzandola nei fatti. Queste contraddizioni nascono da una volontà di fondo alla quale è necessario opporsi: quella di sottrarre alla scuola la sua funzione specifica. Non si vuole più trasmettere cultura, nonostante sia ormai chiaro che il mondo del lavoro non ha bisogno di specialismo. Tanto più ci si deve opporre, quanto più la riforma si presenta in una veste accattivante e proprio perciò particolarmente insidiosa. La partecipazione al dibattito del senatore Francesco D'ONOFRIO, Ministro della Pubblica Istruzione durante il governo Berlusconi, ha portato a mettere a fuoco gli obiettivi generali della tavola rotonda, che vuole essere innanzitutto un messaggio rivolto tanto alla maggioranza quanto all'opposizione, che hanno mostrato entrambe una certa disattenzione nei confronti di un tema così importante come quello della scuola. I tentativi da parte di Nova Spes di sensibilizzare esponenti dell'opposizione in vista di una proposta alternativa alla riforma Berlinguer non hanno trovato risposta. Il senatore D'ONOFRIO ha riconosciuto pienamente le insufficienze dell'opposizione, che è stata, rispetto alla questione scuola, disordinata e incapace di elaborare una controproposta complessiva. Il fallimento è stato provocato dalle discontinuità presenti tra i quattro soggetti politici che compongono la Casa delle Libertà. Secondo D'ONOFRIO, l'interesse della Lega è quello di una scuola federalista: di per sé il problema è serio e merita attenta considerazione, anche se la proposta del partito di Bossi può essere letto come mera rivendicazione di una scuola "leghista" e come tale fa problema. La proposta del "buono scuola" su cui si concentra Forza Italia rischia di essere astratta, perché ha un significato e un esito completamente diversi se attuata in Veneto o in Sicilia. Alleanza Nazionale, la cui idea sulla scuola è chiaramente illustrata dalla polemica sui libri di testo, è schierata in favore di una scuola pubblica, mentre i CCD-CDU oscillano. D'ONOFRIO riconosce che nel 1994 il Polo non aveva una politica scolastica e che allo stato attuale nessuno dei quattro partiti è in grado di elaborare una politica scolastica complessiva. Per quanto si possa rimandare l'attuazione della legge approvata dalle camere è indispensabile presentare una controproposta. È necessario quindi un progetto globale e condiviso - quello di Nova Spes promette di essere particolarmente adatto a questo scopo - che affronti con chiarezza le seguenti questioni: siamo in grado di superare l'idea che la scuola non è necessariamente nazionale? Siamo in grado di affrontare seriamente il problema del federalismo? Siamo in grado di superare l'influenza dei totalitarismi di destra e di sinistra nel modo di concepire la scuola? Il senatore, che fa parte di un gruppo che lavora all'elaborazione di un progetto complessivo del centro-destra, si è impegnato a mantenere in contatti con Nova Spes per un confronto su una proposta alternativa a quella della sinistra. Nel suo intervento Fabio CRISTOFORI del FAES, prendendo le mosse da quanto affermato dal senatore D'Onofrio, si è espresso per la superabilità della discontinuità tra i quattro partiti del Polo. CRISTOFORI ha illustrato quindi la posizione del FAES, che ritiene di primaria importanza l'introduzione del buono scuola, altrimenti si continua a ragionare su un soggetto sul quale non si ha incidenza, visto il monopolio statale dell'istruzione: per questi motivi e per ribadire la libertà di scelta educativa per le famiglie il FAES aderisce a Scuola Libera. Senza una scuola finalmente liberalizzata è impossibile realizzare proposte nuove ed efficaci. Il FAES si dichiara concorde con gli otto punti programmatici presentati da Nova Spes. Anche Luciano CLEMENTINI, della Compagnia delle Opere, ha dichiarato una disponibilità totale a Nova Spes e al progetto di un'alternativa reale non solo alla scuola, che è vecchia, ma anche alla riforma, anche se poi bisognerà procedere ad un confronto sui contenuti del progetto. Patrizia CAPPELLI, dell'AGESC, ha manifestato il proprio forte disagio rispetto alle affermazioni del senatore D'ONOFRIO, che illustrano chiaramente una realtà politica che vede nella scuola un campo di battaglia politico e non un bene per il paese. L'AGESC si dichiara a favore di una riforma sostenuta dai cittadini, dai genitori, dalle famiglie, le voci dei quali non sono mai tenute davvero in considerazione dal mondo politico. La scuola deve formare una persona dotata di coscienza critica e non una risorsa umana utile alla società: la scuola deve essere restituita al popolo italiano. A nome dell'ISFOL, Gianfranco ZAGARDO rileva la piena concordanza su alcuni dei punti programmatici di Nova Spes, ad esempio l'introduzione dei livelli. Afferma l'importanza di ripristinare i 5 anni dell'istruzione di base e di dare pari dignità alla formazione professionale. Rileva anche la necessità di non demonizzare parole come "moduli" e "crediti", perché la didattica modulare non è incompatibile con il sistema a livelli. Nel suo intervento, pronunciato a titolo personale, Giancarlo ZUCCON rileva come il problema vero della riforma scolastica, attuata in modo disorganico, ambiguo e arrogante, non sia quello dei cicli, anche se suscita certamente forti perplessità una innovazione dai costi elevatissimi cui non corrispondono altrettanti vantaggi. Il problema vero è piuttosto l'istituzionalizzazione dei due canali, che impedisce la costruzione di un vero sistema di formazione professionale, che in Italia ha un'articolazione molto minore rispetto al sistema tedesco o francese. ZUCCON lancia quindi l'idea di un coordinamento, della quale Nova Spes potrebbe rappresentare il centro, che lavori in tempi rapidi all'elaborazione di un progetto alternativo. Giuseppe DEL RE, ordinario di Chimica all'Università di Napoli, ha invitato ad una riflessione sulle palesi insufficienze del sistema americano, cui la riforma Berlinguer si ispira, e sull'incostituzionalità di alcuni provvedimenti che di fatto impediscono ai "capaci e meritevoli" di "raggiungere i più alti gradi dell'istruzione". La tavola rotonda è stata conclusa da Laura Paoletti che, prendendo atto con soddisfazione delle adesioni all'iniziativa, ha preso l'impegno di mantenere i contatti con le associazioni intervenute o che manifesteranno interesse per il progetto, per mandare avanti un'iniziativa comune che contribuisca a modificare la riforma in corso, o almeno serva a rappresentare un'alternativa rispetto alla legge, nel caso essa trovi effettivamente attuazione.
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